I cittadini calabresi hanno ancora diritto di curarsi?

E l’amara conclusione della lettera che Uneba Calabria e altre associazioni di categoria inviano al Ministro della salute Roberto Speranza, a Commissario e Subcommissario per il piano di rientro della sanità, ai prefetti calabresi, ai dirigenti della sanità regionale, ai direttori delle Asp.

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Nella lettera, sottoscrita anche da Anaste, Aris, Aiop, Agidae, Crea Calabria, si denuncia che “a fronte di un fabbisogno maggiore, il Commissario ha messo le Aziende sanitarie nelle condizioni di poter acquistare meno prestazioni rispetto al passato, aumentando il gap tra il fabbisogno (posti accreditati in base alla programmazione) e l’offerta dei servizi (prestazioni contrattualizzate)”

Bersaglio delle critiche è il decreto commissariale 4 del 7 gennaio 2020, di cui già le associazioni avevano chiesto la revoca.