“La vecchiaia: il nostro futuro. La condizione degli anziani dopo la pandemia” è il titolo del documento di 10 pagine prodotto dalla Pontificia Accademia per la Vita e diffuso martedì 9 febbraio.

La Pontificia Accademia propone alcune proposte e riflessioni sulle forme e sui valori dell’assistenza agli anziani, toccando temi cari anche ad Uneba.

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Ecco qui di seguito alcuni passaggi significativi  di “La vecchiaia: il nostro futuro. La condizione degli anziani dopo la pandemia”, quelli più direttamente riguardanti i servizi di assistenza agli anziani.

ACCOGLIENZA E ASSISTENZA – La realizzazione di una vita piena e di società più giuste per le nuove generazioni dipende dal riconoscimento della presenza e della ricchezza che costituiscono per noi i nonni e gli anziani, in ogni contesto e luogo geografico del mondo. E tale riconoscimento ha il suo corollario nel rispetto, che è tale se si esprime nell’accoglienza, nell’assistenza e nella valorizzazione delle loro qualità e dei lorobisogni.

SOLUZIONI CREATIVE – Ci sono situazioni in cui (per gli anziani) la propria casa non è più sufficiente o adeguata. In questi casi è necessario non farsi irretire da una “cultura dello scarto”, che può manifestarsi in pigrizie e mancanza di creatività nel cercare soluzioni efficaci quando vecchiaia significa anche assenza di autonomia.

OGNI ANZIANO E’ DIVERSO DALL’ALTRO – Mettere al centro dell’attenzione la persona, con i suoi bisogni e suoi diritti è espressione di progresso, di civiltà e di autentica coscienza cristiana.
La persona, dunque, deve essere il cuore di questo nuovo paradigma di assistenza e cura degli anziani più fragili. Ogni anziano è diverso dall’altro, la singolarità di ogni storia non può essere trascurata: la sua biografia, il suo ambiente di vita, le sue relazioni attuali e passate. Per individuare nuove prospettive abitative ed assistenziali è necessario partire da un’attenta considerazione della persona, della sua storia e delle sue esigenze.

ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA – L’assistenza domiciliare deve essere integrata, con la possibilità di cure mediche a domicilio e un’adeguata distribuzione di servizi sul territorio. In altre parole, è necessario e urgente attivare una “presa in carico” dell’anziano laddove si svolge la sua vita. Tutto ciò richiede un processo di conversione sociale, civile, culturale e morale

PERSONALIZZARE L’ASSISTENZA – Un’alleanza attenta e creativa tra famiglie, sistema socio-sanitario, volontariato e tutti gli attori in campo, può evitare ad una persona anziana di dover lasciare la propria abitazione. Non si tratterebbe, dunque, solo di aprire strutture con pochi posti letto, o di fornire un giardino o un animatore per il tempo libero. È necessaria, piuttosto, una personalizzazione dell’intervento sociosanitario e assistenziale (…) . In tale orizzonte vanno promosse con creatività e intelligenza l’independent living, l’assisted living, il co-housing e tutte quelle esperienze che si ispirano al concetto-valore dell’assistenza reciproca, pur consentendo alla persona di mantenere una propria vita autonoma.

CONTINUUM SOCIOSANITARIO Le case di riposo dovrebbero riqualificarsi in un continuum socio-sanitario, ossia offrire alcuni loro servizi direttamente nei domicili degli anziani: ospedalizzazione a domicilio, presa in carico della singola persona con risposte assistenziali modulate sui bisogni personali a bassa o ad alta intensità, dove l’assistenza sociosanitaria integrata e la domiciliarità rimangano il perno di un nuovo e moderno paradigma.

Anche la Chiesa Cattolica, attraverso le Diocesi e alcuni istituti religiosi, ha offerto e tuttora offre il proprio contributo nella gestione di molte case che ospitano e assistono persone anziane. La presenza di personale religioso costituisce un fattore di indubbio valore per istituzioni antiche e stimate, che per tanto tempo sono state una soluzione concreta ad una problematica sociale così complessa, come l’invecchiamento. Esistono esempi molto belli, che di fatto mostrano come sia possibile umanizzare l’assistenza alle persone anziane più fragili: esempi di carità cristiana, opere pie e istituzioni di antica data, che non lesinano energie e sforzi, anche se in mezzo a difficili e quasi ingestibili situazioni economiche

 

 

Presidente della Pontificia Accademia per la Vita è mons.Vincenzo Paglia, che guida anche la commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria voluta dal ministro Speranza durante il governo Conte II

Qui tutti gli interventi del sito Uneba sul tema del futuro delle Rsa