Le nostre idee e le nostre proposte per il futuro delle Rsa e di tutta l’assistenza degli anziani. Di cosa hanno e avranno bisogno i nostri anziani?

Uneba, assieme ad Agespi, Anaste, Andispp e Aris ha riassunto idee e proposte in un “position paper” (cos’è?) inviato martedì 16 febbraio alla Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, quella nominata dal ministro della salute Roberto Speranza e presieduta da mons.Vincenzo Paglia,

Commissione Paglia – Le proposte di Uneba, Agespi, Anaste, Ansdipp e Aris

A firmare il documento è il presidente di Uneba Franco Massi, assieme ai presidenti delle altre associazioni.
Del Comitato tecnico scientifico inter associativo che ha contribuito a redigere il position paper fanno parte Giuseppe Grigoni, Virginio Brivio e Virginio Marchesi.

Ecco a seguire un estratto delle 14 pagine del position paper presentato da Uneba con le altre 4 associazioni.

LE PROPOSTE PER RISPONDERE AI BISOGNI DEGLI ANZIANI DI UNEBA, ANSDIPP, AGESPI, ARIS, ANASTE

Puntare ad un “sistema” di long-term care (…) che superi l’attuale frammentazione del sistema di finanziamento di singole componenti o di misure e interventi accessori.
Implementare modelli di prossimità fra residenzialità e territorio, ad esempio, anche attraverso l’erogazione di prestazioni sanitarie e sociosanitarie al domicilio da parte di equipe collegate o integrate con quelle dei servizi residenziali.

Favorire l’emersione del lavoro nero e definire con chiarezza i compiti che gli assistenti famigliari possono svolgere e quelli che necessariamente devono essere garantiti da operatori professionali dei servizi formali di assistenza domiciliare sociale, sociosanitaria e sanitaria.

Definire un progetto legislativo nazionale e unitario strutturale sulla regolamentazione delle strutture per anziani di competenza dello Stato, al fine di garantire lo stesso servizio su tutto il territorio nazionale, in quanto esso rientra nei Livelli essenziali di assistenza.

Nelle RSA autorizzate e accreditate, rivedere e ridefinire i requisiti organizzativi alla luce del progressivo incremento del carico assistenziale e della complessità clinica dei residenti con parallelo riconoscimento dei costi sanitari incrementati.

I parametri assistenziali devono essere ripensati qualificando le risposte sanitarie: aumentare la presenza infermieristica in modo tale da garantire la presenza 24 ore su 24 su strutture da almeno 60 posti letto; prevedere la figura del medico di struttura (…) richiedere per le direzioni di struttura requisiti di accesso alla professione e formazione continua (…)

Formazione degli O.S.S.S.(operatori socio sanitari specializzati), figura intermedia fra l’area sanitaria e quella assistenziale.

Ripensare e valorizzare il ruolo specifico delle RSA nel continuum assistenziale, come elemento complementare e sinergico delle cure territoriali, delle cure primarie, delle cure specialistiche e ospedaliere, con un ruolo decisivo a favore degli anziani in condizioni croniche complesse e avanzate (fragilità, dipendenza funzionale, vulnerabilità e multi morbidità)

LE RSA ERANO, SONO E SARANNO FONDAMENTALI

(…) Ci sembra assolutamente riduttivo proporre l’assistenza domiciliare come alternativa secca (aliud pro alio) alle cure residenziali. Tanto più se non si conoscono e non si comprendono la diversità delle popolazioni cui questi servizi si rivolgono e dei bisogni specifici che esse esprimono (…) è bene immaginare un sistema che integri queste due “soluzioni di intervento” lungo uno scenario di bisogno dinamico e articolato

Soprattutto in alcune regioni, le RSA rappresentano oggi veri e propri centri multiservizi integrati, in grado di garantire al territorio di riferimento risposte residenziali temporanee e permanenti, risposte abitative protette, risposte diurne e servizi domiciliari di diversa complessità e configurazione

PER LE FAMIGLIE E I TERRITORI

Molte di queste realtà, peraltro, nascono dalla stessa iniziativa dei Comuni e dei cittadini, che le hanno volute, realizzate e accompagnate nella loro storia. Qualunque processo di riforma deve considerare l’importantissimo ruolo di supporto alla comunità, che questa storicità rappresenta e conserva

IN RSA PIU’ DI UN ANZIANO SU 3 HA UN ALTO BISOGNO ASSISTENZIALE

E’ cresciuta la gravità e la complessità della condizione degli ospiti, passati da un 26% di residenti con alto bisogno assistenziale nel 2009 a un 36% nel 2016. Questi dati autorizzano ad ipotizzare che le RSA sono oggi vissute dall’utenza come un servizio destinato ad accogliere le persone nelle fasi avanzate della non autosufficienza, allorché il nucleo familiare – quando presente – si percepisce come non più in grado di rispondere ai bisogni che il loro congiunto presenta.

TENERE TUTTI GLI ANZIANI A CASA PROPRIA E’IMPOSSIBILE

Arduo pensare di poter far fronte ai bisogni complessi dell’anziano fragile riducendo la risposta, già ridotta rispetto al contesto europeo, di natura residenziale a favore di un sistema domiciliare che, in ogni caso, postulando la presenza di caregiver familiari o professionali adeguatamente formati alla gestione della persona non autosufficiente e con una “disponibilità di tempo” da dedicare alle cure della persona, è caratterizzato da non poche criticità. Non ultimo, questa assistenza desiderabile e gradita a persone e famiglie, trova un limite invalicabile nel momento in cui la complessità clinica e assistenziale supera le capacità umane e tecniche dei sistemi familiari ma anche dei servizi disponibili.

I SERVIZI DOMICILIARI SONO INADEGUATI AI BISOGNI DELLE PERSONE

Certamente, però, l’offerta di servizi domiciliari formalizzati – nella logica già sottolineata di integrazione e continuità con l’offerta residenziale – è oggi del tutto inadeguata ai bisogni delle persone. In particolare, l’ADI, si configura oggi per lo più come un servizio di assistenza essenzialmente infermieristica (in minor misura riabilitativa) ad impostazione prestazionale e di bassa intensità (fra i 10 e i 14 accessi all’anno, secondo le medie nazionali).

L’accompagnamento a domicilio può avvenire solo con una riorganizzazione integrata del servizio ADI rispetto al complesso delle offerte di supporto a domicilio, in una visione di sistema e di orientamento alla persona piuttosto che alla sola malattia o prestazione

SERVONO PIU’ POSTI LETTO IN RSA, AL LIVELLO DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI

L’aumento delle condizioni di cronicità poli patologica, lungi dal far venire meno l’importanza delle RSA, ne ribadisce la loro necessità nonché la necessità urgente di un incremento dei posti letto attualmente disponibili, per avvicinare questi – come per l’assistenza domiciliare – agli standard minimi di tutti i paesi ad economia avanzata. Si tratta, in ogni caso, dell’applicazione di quanto riconosciuto dall’articolo 30, comma 1 a) del DPCM 12 gennaio 2017 e dell’applicazione ubiquitaria sul territorio nazionale dell’articolo 29 del medesimo DPCM relativo all’Assistenza residenziale extraospedaliera ad elevato impegno sanitario

OK A UN MONITORAGGIO DELLA QUALITA’ DEI SERVIZI

I sistemi di autorizzazione, accreditamento e convenzionamento/contrattualizzazione delle strutture sociosanitarie, i cui standard sono delegati alle regioni, non sembrano essere sufficienti a rilevare la qualità delle strutture residenziali. Esistendo una anagrafe regionale delle strutture residenziali autorizzate e accreditate, concordiamo sulla validazione di un sistema nazionale di monitoraggio della qualità dei servizi residenziali e domiciliari.

TUTELARE LA CRONICITA’

L’indicazione di “periodi contingentati” per i ricoveri in RSA confligge con il diritto alla continuità della cura, così la “dichiarata necessità di rovesciare una prospettiva consolidata di “mantenimento” in favore di una vera e propria azione terapeutica e intensiva che tali strutture residenziali dovrebbero svolgere potrebbe escludere e tagliare fuori dal diritto all’assistenza quella gran fetta di persone affette da malattie croniche in fase avanzata che pur non avendo più possibilità di recupero, hanno pur sempre un inviolabile diritto al non peggioramento e al mantenimento delle miglior grado di benessere possibile, che solo nelle residenze possono ottenere.

FORMAZIONE CONTINUA PER CHI SI OCCUPA DI ANZIANI

Riteniamo che l’apprendimento di base e la formazione continua siano imprescindibili in un ambito, complesso e multidisciplinare, come quello dell’assistenza alla persona. Ad oggi non esiste nessuna evidenza sulla formazione e sulle competenze nella gestione di anziani fragili o persone con demenza e con disturbi del comportamento (.

META’ DEI MORTI PER COVID19 ERANO OSPITI DI RSA? FALSO!!

Nell’ipotesi massima prospettata dalla survey dell’ISS, il tasso di mortalità degli anziani per Covid-19 nelle strutture residenziali varia dal 2,9 al 3,8% di tutti gli ospiti delle strutture stesse pari ad un numero stimato fra 8.500 e 11.000, che rappresentano il 24,5-31,7% del totale dei morti complessivi per Covid-19 registrati in Italia. Si tratta di un numero enorme ma che si colloca ben al di sotto del fantomatico 50% e delle quote registrate negli altri paesi europei. Non da meno, altre rilevazioni (è possibile citare i dati dell’Osservatorio sulle RSA della LIUC o le rilevazioni ISTAT), fanno emergere come nel corso della pandemia COVID si siano registrati eccessi drammatici di mortalità rispetto alle annualità precedenti, in molti Comuni e regioni. Questi eccessi di mortalità hanno caratterizzato tutti i setting (casa, ospedali, RSA, servizi per la disabilità) ma i dati più drammatici non sono quelli registrati nelle RSA, quanto proprio nelle case, dove troppi anziani e famiglie si sono trovate sole a gestire le conseguenze della pandemia, in un momento storico dove gli ospedali non ricoveravano più, oppure selezionavano i pazienti per età, oppure il 112/118 non interveniva per sovraccarico e i medici di famiglia non erogavano visite a domicilio.

Quando normalizzati per classi di età, è possibile senza problemi affermare che in quello scenario le RSA non hanno rappresentato la causa del problema, ma nonostante la drammaticità del momento hanno svolto anzi una funzione di protezione, facendo registrare tassi di letalità e di mortalità inferiori a quelli degli ospedali e soprattutto delle normali abitazioni.

STANNO PORTANDO VIA GLI INFERMIERI ALLE RSA

Da diversi mesi, stiamo assistendo ad una vera e propria emorragia soprattutto di personale infermieristico reclutato indiscriminatamente dagli ospedali e dai presidi scolastici, lasciando sguarnite le strutture. Nessuno si è però fatto carico o cercato di evitare questo grave dissesto assistenziale.