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Permessi per l’assistenza di disabili gravi – Ecco come sono cambiate le regole

E’ entrata in vigore mercoledì 24 novembre la legge 183/2010, cioè il Collegato Lavoro. Come avevamo anticipato, uno dei temi su cui la legge interviene, all’articolo 24, sono i permessi ai lavoratori per l’assistenza di famigliari disabili gravi. Vengono introdotte modifiche alla legge 104/92. Qui il testo della legge 104 come modificato dal Collegato Lavoro.

Con circolare 155 del 3 dicembre l’Inps interviene a fornire alcuni chiarimenti sulla disciplina in materia di permessi che è dunque adesso in vigore.

Si chiarisce in particolare che il diritto ai benefici per l’assistenza non spetta più di diritto a parenti entro il terzo grado, come prevedeva la normativa precedente, bensì a coniuge, parenti, affini entro il secondo grado. Quindi fratelli, nipoti in quanto figli dei figli, cognati… Solo a particolari condizioni i benefici (cioè in sostanza i permessi) possono essere estesi a parenti di terzo grado: la circolare chiarisce nel dettaglio quando questo è possibile. Verranno riconsiderate alla luce di queste nuove regole anche le richieste di permesso presentate prima del 24 novembre e non ancora istruite.

La circolare Inps presenta inoltre le modifiche portate dal Collegato per i genitori che assistono un figlio disabile grave e di come i permessi si affiancano agli altri benefici per queste situazioni, cioè il prolungamento del congedo parentale e il riposo giornaliero retribuito.

La nuova legge ribadisce che i permessi non possono essere concessi se la persona in situazione di disabilità grave è ricoverata a tempo pieno in strutture che forniscono assistenza sanitaria continuativa, con alcune eccezioni che la crcolare illustra.

Per quanto riguarda il beneficio concesso a chi assiste una persona disabile grave dell’avvicinamento alla sede di servizio, l’Inps ricorda che con la nuova legge le regole sono cambiate: “è stato previsto che il lavoratore ha diritto a scegliere ove possibile la sede di lavoro più vicina non più al domicilio del lavoratore che presta assistenza, ma al domicilio della persona da assistere”.

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