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Uneba Napoli – Avvenire denuncia i mancati pagamenti del Comune

Il quotidiano cattolico Avvenire ha dedicato ampio spazio alla vicenda dei mancati pagamenti del Comune di Napoli ai centri per bambini e ragazzi associati ad Uneba che mettono a rischio la sopravvivenza dei centri e quindi il loro servizio ai piccoli e alle famiglie.

Due articoli sono stati pubblicati sul numero di Avvenire di venerdì 5 febbraio: si denuncia la situazione di Napoli, prendendo spunto dal più recente comunicato stampa di Uneba Napoli sul tema. Il secondo articolo è un intervista con il presidente di Uneba Campania Lucio Pirillo: “la situazione è drammatica – afferma – e richiede una revisione delle politiche sociali”.

Uneba Napoli ha chiesto un nuovo incontro con l’assessore ai servizi sociali Giulio Riccio per ritornare sul tema alla disperata ricerca di un suo sblocco e non scarta l’ipotesi di una nuova manifestazione di piazza.

Qui di seguito i due articoli firmati dalla giornalista Valeria Chianese, che ringraziamo.

IL COMUNE NON PAGA, SERVIZI SOCIALI A RISCHIO
DEBITO DA 25 MILIONI CON CENTRI UNEBA

Muore un poco ogni giorno il welfare a Napoli, soffocato dai debiti e dall’indifferenza delle istituzioni locali: da due anni il Comune non paga quanto deve per le attività dei centri e delle case famiglia che si occupano di minori e di anziani, di quelle persone cioè che vivono nei quartieri più poveri della città, deboli tra i deboli, che lo stesso Comune segnala. Un debito di 25 milioni di euro solo nei confronti dei 70 istituti, religiosi e laici, che operano in convenzione con il Comune, riuniti nell’Uneba (Unione degli enti di beneficenza e di assistenza) che ora si appellano alle massime cariche dello Stato, al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e al premier Silvio Berlusconi, e a quelle locali, dal governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, al presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, al sindaco Rosa Jervolino, e «a tutte le forze politiche al di là degli schieramenti, perché intervengano sulla grave situazione economico-finanziaria in cui versano gli Istituti che operano nel campo dell’assistenza ai circa 3mila minori e 700 anziani di Napoli, determinato dal mancato pagamento di quanto dovuto agli istituti da oltre 24 mesi».
Due giorni fa il Centro socio educativo semiresidenziale nella zona del Pallonetto a Santa Lucia, quartiere povero della città prospiciente il lungomare, ha dovuto sospendere le attività di assistenza scolastica e post scolastica. Segnale preoccupante di una situazione sempre più drammatica. A giugno dell’anno scorso, dopo una manifestazione di protesta davanti a Palazzo San Giacomo, sede della Giunta municipale, si giunse alla firma di un accordo tra il presidente dell’Uneba di Napoli, Lucio Pirillo e l’assessore alle Politiche sociali, Giulio Riccio, con cui il Comune si impegnava a versare la metà del credito vantato dagli istituti associati entro il dicembre dello stesso anno. Molto più di una promessa quindi, onorata però in minima parte, con il versamento di meno di 2 milioni di euro, una goccia incapace di ristorare. Un successivo accordo prevedeva un ulteriore versamento entro questo mese di febbraio, di cui finora i centri non hanno avuto ancora notizia. La situazione sta diventando perciò ingestibile e il timore fondato è che altri centri, dopo quello del Pallonetto a Santa Lucia, siano costretti a sospendere le attività o addirittura a chiudere. Una scelta dolorosissima per gli enti perché a patirne le conseguenze sarebbero gli anziani e i minori assistiti oltre ai 3mila dipendenti che lavorano nei centri. Con l’assurdo, come è successo per il centro semiresidenziale a Santa Lucia, di vedersi recapitata una comunicazione dal Comune di Napoli con la diffida ad interrompere il servizio e con la minaccia di revocare la convenzione. Esempio di legalità a senso unico.
L’Uneba ha chiesto di incontrare nuovamente l’assessore Riccio, che forse sarà disponibile tra 15 giorni: stessa risposta data ai genitori dei bambini del Pallonetto a Santa Lucia, che sconvolti per la chiusura del centro, l’altro giorno si erano recati subito a protestare in Comune. Ad un’analoga richiesta, per avviare un procedimento di rientro graduale dal debito, l’assessore comunale alle finanze Saggese non ha nemmeno risposto.

«QUESTO È IL FALLIMENTO DEL WELFARE»

Per Lucio Pirillo, presidente dell’Uneba di Napoli, la situazione attuale è «il fallimento delle politiche socio-assistenziali a Napoli». «In 17 anni – spiega – si è operato per una politica assistenziale a pioggia: migliaia di contributi dati senza una logica precisa e senza rispondere alle necessità, ma per creare consenso elettorale con la creazione di una miriade di associazioni. Gli istituti Uneba – continua – lavorano da oltre 30 anni con il Comune di Napoli. Un lavoro che offre risposte concrete, che possiamo definire lo “zoccolo duro” della politica socioassistenziale della città, con moduli completi di assistenza: dal mattino a scuola fino al pomeriggio inoltrato i bambini possono stare in una struttura protetta e con diverse attività. Al contrario – stigmatizza Pirillo – in questi anni si è riversato un flusso enorme di denaro senza avere una visione globale delle necessità e questo è l’aspetto più sconcertante della crisi delle politiche socio- assistenziali del Comune di Napoli». Un’analisi senza retorica, specchio di una realtà adesso divenuta tragica, ma che per Pirillo dovrebbe anche essere l’avvio per «un ripensamento su questi anni e su quanto è stato fatto. Il problema è politico – insiste –. Il Comune non può sempre giustificare le sue mancanze con l’attesa dei fondi dalla Regione e la Regione non può negarsi affermando che non procede ai finanziamenti perché il Comune non rendiconta. La situazione è drammatica e richiede una revisione delle politiche sociali». Di fronte ad un’emergenza che non vede fine, l’Uneba sta valutando se sia opportuno avviare una manifestazione pubblica di protesta come già avvenuto l’anno scorso: Napoli è stata l’unica città in cui suore e sacerdoti sono scesi in piazza per affermare i diritti dei minori e degli anziani. «Sono avvilito da una classe politica e da istituzioni locali sorde a qualsiasi invito, insensibili alle risposte che devono dare – riprende Pirillo –. Sentiamo la solidarietà della comunità ecclesiale e la Chiesa ci è vicina, ma purtroppo non si va avanti con le sovvenzioni caritatevoli».

 

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