Roma ha un grande bisogno di welfare: qualche risposta c’è già, altre bisognerà inventarle.

Non mancano gli spunti di riflessione dagli Stati generali del sociale e della famiglia che si sono svolti martedì 26 e mercoledì 27 a Roma, e a cui ha partecipato anche Uneba Lazio. Cuore dell’incontro è stata la presentazione dell’indagine “Il valore del sociale a Roma”, a cura del Censis.

Ecco alcuni dati che da essa emergono.

A Roma ci sono 107 mila non autosufficienti e 80 mila disabili, ma pure 106 mila famiglie a basso reddito, nelle quali si contano 62 mila persone che lavorano.

Dai disagi nasce una domanda imponente di welfare che Roma deve affrontare, con il rischio che i tagli imposti dal governo colpiscano in città fino al 40% degli attuali beneficiari di servizi, interventi, prestazioni di assistenza.

Ancora una volta, come in tante altre situazioni e voci in Italia, emerge la prospettiva di un progressivo inevitabile calo delle risorse pubbliche per il sociale. Come supplire? “Dobbamo riuscire a trovare nelle nostre realtà associative delle soluzioni che riescano a coinvolgere, a livello locale e territoriale il più possibile le persone anche puntando su esperienze importanti come il volontariato”, commenta il referente di Uneba Lazio Alessandro Baccelli.

Ma non mancano, nel rapporto Censis su Roma, note positive. Ad esempio il fatto che in linea di massima a Roma, a differenza che in altre città, periferia non coincide con degrado. Anzi, pure in quartieri periferici si formano realtà comunque ben amalgamate e con la coesistenza di fasce sociali eterogenee: ci si trova di fronte ad un continuo processo d’impasto “culturale”.

Inoltre, quasi 470 mila romani dichiarano di dedicarsi in modo regolare (213 mila, lo 0,7% dei residenti) o saltuariamente (253 mila) ad attività di volontariato informale e organizzato. Si tratta di più di 61 mila giovani con età fino a 29 anni, 125 mila adulti con età tra 30 e 44 anni, 170 mila tra 45 e 64 anni, 110 mila anziani.

Le dinamiche di accoglienza ed inclusione che sta dimostrando la realtà di Roma hanno ovviamente conseguenze dirette anche per chi opera nel settore socio assistenziale.

“Sempre da più parti si sente la necessità, come sottolinea il rapporto, di far diventare Roma la città dell’eccellenza sociale – spiega il referente di Uneba Lazio Alessandro Baccelli – e questo significherà garantire forme di supporto e di assistenza adeguata ad una crescente componente della popolazione romana con un forte impatto sul welfare della città”.

Quanto sia “crescente”, lo spiega il Censis: nel 2025 gli ultra 65 enni saranno il 15,8% in più, gli ultra 80 enni il 43,7% in più. E dei 677 mila anziani che vivranno a Roma, 405 mila saranno donne.

Come garantire l’adeguata assistenza?

“Con il rafforzamento degli strumenti già in atto (es. incremento delle strutture residenziali) – continua Baccelli -, ma anche attraverso strumenti nuovi che valorizzino la longevità attiva degli “anziani” con creazione di luoghi di aggregazione e forme di coinvolgimento nella vita sociale. Tutto ciò potrà sviluppare anche nuove forme di autoimprenditorialità che potrebbero garantire nuovi posti di lavoro”.

Da Roma è stato lanciato un appello al governo Monti per “Sei passi oltre la crisi”, in cui si chiede tra l’altro di ripristinare gli investimenti nelle politiche sociali, garantire i livelli di assistenza sociale come avviene per le prestazioni sanitarie, attuare l’integrazione sociosanitaria.