Il 4 agosto il Governo ha approvato lo schema di decreto attuativo sul federalismo fiscale municipale. La norma riguarda tutto il sistema di tasse con cui i Comuni dovranno finanziarsi per ridurre i trasferimenti statali.

L’Imposta Municipale Unica (IMU) dal 2014 andrà a sostituire l’Ici. Con una novità per il non profit: saranno soggetti a imposizionegli immobili degli enti, anche se utilizzati per le attività istituzionali degli stessi. Ora invece sono espressamente esentati dall’Ici. L’inghippo è contenuto nel comma 8 del’articolo 5 dello schema di decreto. Il comma in questione conferma l’esenzione per gli immobili detenuti dallo Stato, dalle Regioni e dagli enti territoriali, destinati esclusivamente ad attività istituzionali e richiama le esenzioni previste dalla norma ICI, d.lgs 504/92, all’articolo 7 lettere b), d), e), f) e h). Dall’elenco delle esenzioni richiamate manca la lettera i). Quella relativa agli “immobili utilizzati da tutti gli enti non commerciali, a condizione che siano destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali e sportive, nonché ad attività di religione e culto”.

Il timore è che non si tratti di una svista: la posta in gioco è di circa un miliardo di euro.

Inoltre la norma andrebbe a ricucire il vecchio strappo con la Commissione Europea, che periodicamente risolleva la questione di illegittimità degli aiuti concessi alla Chiesa attraverso l’esenzione da tassazione degli immobili dalla stessa detenuti.

Di certo la norma andrebbe a colpire il non profit, mettendo a dura prova proprio quelle organizzazioni che con i propri servizi si stanno sostituendo al welfare state. La stessa logica seguita dal legislatore non sembra condivisibile: se da un lato i Comuni incassano un maggior gettito, dall’altro gli stessi si troveranno nella condizione di dover impiegare le maggiori risorse proprio per far fronte ai bisogni coperti dagli enti colpiti.

Per il momento rimane invariata la riduzione a metà dell’Ires per gli enti e istituti di assistenza sociale e ospedaliera, di assistenza e beneficenza, di mutuo soccorso, quelli attivi nell’istruzione, per gli enti religiosi in possesso di personalità giuridica, e per gli istituti autonomi per le case popolari (vedi art. 6 del dpr 601/73).

Donatello Ferrari