Come racconta L’eco di Bergamo, Il Tar di Brescia ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da un gruppo di famiglie contro l’accordo sulle rette di frequenza ai Cdd (Centri diurni disabili) che prevede la compartecipazione dei parenti al costo delle rette e una tariffa unica per tutta la provincia di Bergamo.

L’accordo quindi non viene sospeso, bensì resta in vigore e produce i suoi effetti. In attesa – ma ci vorranno mesi o anni – che il Tar si pronunci nel merito e decida se l’accordo è legittimo oppure no.

La sentenza riconosce che il protocollo impugnato è stato il risultato di un percorso partecipativo, ma senza norme più chiare gli interventi sociali nei Comuni risultano più a rischio.

Il protocollo era stato firmato il 10 marzo scorso, frutto del lavoro di Asl, Comuni, rappresentanti delle famiglie, terzo settore (compresi i patronati sindacali).

“La difficoltà ad approdare a una soluzione unitaria provinciale – spiega l’Eco – stava nella storia molto differenziata di ogni Comune: c’è chi pagava molto, chi pagava poco e chi pagava nulla o quasi”.

L’accordo del 10 marzo riconosce al gestore del centro diurno per disabili una retta giornaliera per ospite di euro 104 compreso il servizio di trasporto. La quota è coperta da un contributo variabile da 44 a 57 euro (a seconda della classe Sidi, cioè della gravità delle condizioni della persona) al giorno del Fondo Sanitario Regionale, più 861,03 euro al mese dei Comuni o degli Ambiti territoriali di residenza della persona con disabilità. A queste due fonti si aggiunge la terza: alle famiglie è richiesto un contributo di 196,05 euro al mese.

La Conferenza dei sindaci della Asl di Bergamo attraverso la Consulta di orientamento sulla legge 328/00 si era espressa a favore dell’accordo e contro il ricorso con questo documento.

Anche la Cgil di Bergamo si è pronunciata a favore dell’accordo. Come ha dichiarato all’Eco di Bergamo Orazio Amboni per il sindacato: “È di immediata evidenza cosa succederebbe se di colpo i Comuni dovessero farsi carico in toto della spesa, ad esempio, delle rette per ricovero in case di riposo (…). Succederebbe che le risorse disponibili sarebbero interamente assorbite da questo tipo di servizio lasciando senza risposta altri bisogni. Nel caso dei Cdd, l’accordo potrà essere rivisto e migliorato, ad esempio sulle spese di trasporto o superando la retta unica e introducendo le fasce Isee, ma sempre col metodo del confronto e della partecipazione”.