Anffas e Uneba scrivono a Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità per sottoporre, in spirito di collaborazione, alcune osservazioni in merito alle “Indicazioni ad interim per la prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS-COV-2 in strutture residenziali sociosanitarie” , documento a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, diffuso con circolare del Ministero della Salute.

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Oltre a ribadire la richiesta dell’effettuazione di tamponi per tutti gli operatori e gli ospiti delle residenze sanitarie, Uneba e Anffas mettono al centro il diritto – e la necessità- per le persone con disabilità (e per gli anziani in Rsa) di conservare delle interazioni sociali.

Il documento Iss parla di “Sospensione delle attività di gruppo e della condivisione di spazi comuni all’interno della struttura”

“Si ritiene impraticabile – scrivono il presidente di Uneba Franco Massi e il presidente di Anffas Roberto Speziale –  prevedere la inibizione, in assoluto, di uso di spazi comuni all’interno della struttura. Premesso che proprio le caratteristiche delle persone con disabilità che risiedono in tali strutture rendono impraticabile detta previsione, la stessa avrebbe prima di tutto una implicazione sul rispetto del diritto di tali persone a poter mantenere quel minimo di interazione e di relazioni sociali che in nessun modo possono essere totalmente annullate

Ma anche volendo applicare la totale sospensione della condivisione di spazi comuni, si pongono problemi pratici
“Per esempio, sarà possibile utilizzare i locali mensa in modo comunitario nel rispetto delle previste distanze fra i vari soggetti nonché tutte le altre previste prescrizioni?”

Se gli spazi comuni – i saloni, le sale mensa, le palestre…- delle strutture residenziali per persone con disabilità on si possnoo usare, le persone accolte “dovrebbero trascorrere la gran parte della propria giornata segregati all’interno delle loro camere spesso di dimensioni ridotte e non idonee a soggiornarvi per lungo tempo”

Ma allora, domandano Uneba e Anffas, “è possibile prevedere l’uso di spazi comuni, ovviamente a piccoli gruppi, anche attraverso una apposita turnazione, sempre rispettando le prescrizioni relative al distanziamento e gli altri previsti accorgimenti? Sempre dalla lettura della documento sembrerebbe di no”.

Per questo le due associazioni chiedono  “una parziale revisione del documento precisando che, in generale, se ne condivide l’impostazione e le finalità e che, senz’altro, è fatto proprio dalle strutture che fanno riferimento alle scriventi associazioni e che si impegnano a garantirne pedissequa applicazione”.