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“Bisognava mandar giù la paura, e fare tanto con poco” – Voci della pandemia dalle Rsa Uneba Lombardia in “Ricorderò per sempre”

Arrivano in Senato le testimonianze delle donne e degli uomini delle Rsa Uneba Lombardia e di come, con paura e con fatica, ma anche con spirito di squadra con i colleghi e dedizione verso gli anziani, hanno vissuto i mesi della pandemia Covid 19.

Martedì 14 giugno alle 12 (in contemporanea con il convegno Uneba sull’Alzheimer) nella sala Caduti di Nassiriya del Senato presentazione di “Mi ricorderò per sempre”, libro edito da Dapero e curato da Paola Cattin, presidente della Commissione Formazione di Uneba Lombardia. (scarica l’invito)

Sono 29 le voci di enti Uneba presenti nel libro, a nome di circa 20 enti Uneba, qui l’elenco completo.

Vi proponiamo qui una selezione di testimonianze di lavoratori e lavoratrici di enti Uneba, tratte dal libro.

PAURA E LUCE

“In quei mesi non ho sperimentato paura per me, come educatrice sapevo che non era il momento della paura ma della luce da diffondere intorno a noi, anche a nome di chi invece sperimentava quella paura in prima persona. Però vi era il pensiero, la paura per la vita dei più fragili: gli anziani al lavoro e i bambini a casa”.

Sara Bolis,Animatrice, Casa Madonna della Fiducia (Calolziocorte, LC)

 

FARE SQUADRA

“Dopo il secondo tampone negativo, è stata un’emozione indescrivibile tornare al lavoro e rivedere i volti che per lunghe settimane avevano lavorato senza tregua, senza riposo, faticando a dormire la notte per le preoccupazioni. Rivedere quei volti amici, così segnati dalla fatica, mi ha donato un’ulteriore carica per poter finalmente dare il mio contributo professionale: finalmente potevano contare su di me, prendere un po’ d’ossigeno in un momento ancora molto delicato. Ero pronta a tutto, più carica che mai”.

Rosalba Di Trapani
OSS e coordinatore gestionale di reparto, RSA Il Melo (Gallarate, VA)

 

UNA PARTE DI SE’

“Dietro a ogni bara di un decesso Covid vedo una collega che, come me, ha dovuto far leva sulla sua professionalità, sulle sue risorse interiori e ha lasciato per sempre una parte di sé in quei gesti di cura”

Paola Cattin
Direttore generale, Ricovero Fondazione Uboldi, (Paderno Dugnano, MI)

 

GRAZIE AI NOSTRI FAMIGLIARI

“Ricorderò per sempre quel terribile periodo. È proprio perché è stato così tremendo che voglio ringraziare tutti i caregiver del personale sanitario, ovvero tutte quelle persone, mogli, mariti, figli, compagni, genitori, che si sono presi cura di noi sanitari durante la pandemia. Se ce l’abbiamo fatta, è anche grazie a loro che ci hanno sostenuto, nutrito e sostituito in famiglia nel periodo peggiore perché le nostre energie venivano prosciugate sul posto di lavoro”.

Monica Angela Fassina
Caposala, Fondazione Madre Cabrini, (Sant’Angelo Lodigiano, LO)

 

TUTTI ABBIAMO BISOGNO DI CAREZZE

“Mi piange il cuore non aver potuto donare loro, in questi mesi, carezze e abbracci. Ne avrebbero bisogno. Ne abbiamo tutti bisogno”.

Alberto di Monaco
Educatore, Casa Albergo Maria Immacolata, (Calvenzano, BG)

 

UN NODO NEL CUORE

“Per me, positivizzata a casa, con malesseri e con pensieri, non è stato facile. Mi sentivo inerme verso tutto quel che stava succedendo, lontana dagli ospiti e dai colleghi, non potendo essere d’aiuto in nessun
modo. Chiamavo in struttura per avere informazioni, per dare sostegno alle colleghe, perché mi sembrava l’unico modo per essere lì, per condividere con loro, ma ogni notizia annodava ulteriormente il mio cuore”.

Irene Malfatto
ASA, operatrice di assistenza, RSA Magnani Poretti Onlus, (Vedano Olona, VA)

 

BRAVI, GLI OSS

“Ognuno ci ha messo del suo e tutti abbiamo compiuto quanto era in nostro potere per far stare al meglio i nostri ospiti e per rassicurare i loro familiari. Gli OSS – che spettacolo! – hanno continuato a prendersi
cura degli ospiti non tralasciando alcun aspetto di vita”.

Antonino Pettina
Direttore, RSA Domus Pasotelli Romani, Fondazione OIC Onlus, (Bozzolo, MN)

 

FARE TANTO CON POCO

“Informazioni caotiche e allarmanti ci franavano addosso ogni giorno, il materiale indispensabile arrivava con il contagocce, dovevo applicare direttive che sembravano montagne da scalare a mani nude, mettere al sicuro gli anziani, spiegare alle famiglie, rassicurare il personale: era come tirarsi addosso un lenzuolo troppo piccolo, non c’era verso di coprirsi per intero, bisognava mandar giù la paura, e fare tanto con poco”

Luca Croci
Direttore, RSA Il Palio, (Legnano, MI)

1 Comment

  1. Grazie. Ho letto con interesse, e anche con una certa emozione, le testimonianze presentate, che riportano la mente e il cuore a quei giorni così drammatici, che pure sono stati occasione di tanto bene…
    È bene ricordare, in qualche modo rivivere e chiedersi se qualcosa abbiamo imparato, se in qualcosa siamo diventati migliori. E impegnarci ancora ogni giorno per il bene di chi ci sta accanto, e anche di chi è più lontano


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