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Riforma sanitaria del Friuli Venezia Giulia

E’ legge la riforma sanitaria in Friuli Venezia Giulia: il consiglio regionale ha votato l’approvazione alla proposta della giunta Serracchiani intitolata “Riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio Sanitario Regionale e norme in materia di programmazione sanitaria e sociosanitaria”

Riforma sanitaria Fvg  – Il testo

Ecco alcune delle novità che, come già anticipato, riguardano anche il settore sociosanitario.

Le aziende socio sanitarie passano da sei a cinque (Triestina, Bassa Friulana – Isontina, Alto Friuli – Collinare – Medio Friuli, Friuli Centrale e Friuli Occidentale). A Trieste ed Udine le asssi integrano con le aziende ospedaliere.

Nasce l’Ente per la gestione accentrata dei servizi condivisi che svolge la funzione di centrale di committenza per l’acquisto di beni e servizi.

Dal 1 gennaio 2015 decadono tutti i direttori generali delle Ass, ma anche i direttori amministrativo e sanitario ed il coordinatore sociosanitario.

La riforma ridefinisce le competenze del coordinatore sociosanitario che svolge “attività di supporto per la programmazione e l’indirizzo delle attività sociosanitarie”. Lo nomina il direttore generale scegliendolo preferibilmente tra dirigenti del servizio sanitario o dei servizi sociali dei comuni. E’ pagato quanto i direttori sanitario ed amministrativo.

“La cronicità e la non autosufficienza hanno, quale modalità prioritaria di intervento sociosanitario, l’assistenza domiciliare”, si legge all’articolo 21. Si stabiliscono 4 modalità di assistenza domiciliare.

All’articolo 23 si stabiliscono le tipologie di strutture intermedie

  • rsa
  • hospice
  • centri di riabilitazione ex legge 833/78
  • ospedali di comunità

Sono comprese nei Lea, e quindi garantite dalle aziende sanitarie, “le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale e le prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria”, e quindi l’assistenza medica primaria, infermieristica, riabilitativa e farmaceutica presso le strutture per anziani, disabili, minori, salute mentale, dipendenze.

Per queste stesse strutture, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della riforma, la Regione dovrebbe procedere a rivedere e stabilire nuovamente “gli obiettivi, le funzioni, i criteri di erogazione delle prestazioni sociosanitarie nonché il fabbisogno di strutture residenziali e semiresidenziali” oltre che indicazioni per rendere ovunque omogenei i criteri della valutazione multidisciplinare.

E’ previsto inoltre che entro 12 mesi dall’approvazione della riforma, un regolamento fissi i requisiti per la realizzazione e per la procedura per l’autorizzazione delle strutture sociosanitarie. Regole che varranno per le nuove strutture, ma pure per il trasferimento di quelle esistenti.

Previsti anche, ma senza una scadenza fissata per la sua emanazione, nuovi regolamenti sull’accreditamento, sugli accordi contrattuali, sui controlli delle prestazioni erogate dalle strutture sociosanitarie.

La giunta stabilirà con delibere le procedure attuative per gli accordi contrattuali.

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