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Riforma Rsa in Puglia – Il commento di Amedeo Urbano, presidente Uneba Puglia

Il consiglio della Regione Puglia ha approvato in via definitiva la legge di riorganizzazione delle strutture sociosanitarie per l’assistenza alle persone non autosufficienti. Un intervento per il quale Uneba ha espresso il plauso con un comunicato stampa condiviso con le altre associazioni di categoria riunite nel FacPuglia.

Al presidente di Uneba Puglia Amedeo Urbano abbiamo chiesto un ulteriore approfondimento, incentrato sulle conseguenze della riforma per gli enti Uneba e sulle prossime sfide e priorità per il settore.

Ecco l’intervista.

Con questa riforma cosa cambia, concretamente, per gli enti Uneba?

Questa nuova e tanto attesa legge – commenta Amedeo Urbano –  innanzitutto elimina un’anomalia tutta pugliese. Quella di aver introdotto e disciplinato, con l’art. 66 del Regolamento regionale n. 4/2007, la Residenza socio sanitaria assistenziale per anziani (RSSA ) svincolata dal parere regionale di compatibilità rispetto alla programmazione socio sanitaria ma che di fatto ospita anziani non autosufficienti molto compromessi dal punto di vista fisico e cognitivo non diversamente dagli ospiti delle RSA.
Per effetto di questa anomalia sono sorte molte RSSA, senza parere di compatibilità, che fanno un lavoro delicato e insostituibile per soddisfare il crescente bisogno di assistenza, ma non ricevono nessuna contribuzione dalla Regione in ordine al pagamento delle rette.
Si tratta di strutture che stanno sopportando un carico assistenziale sempre più crescente a seguito della chiusura degli ospedali previsto nel piano di riordino che impone la creazione di servizi alternativi sul territorio.
Ma gli oneri di questo processo di deospedalizzazione sono stati fino ad oggi sostenuti quasi totalmente, dati gli esigui posti letto convenzionati, dalle RSSA, dagli anziani e dalle loro famiglie.
Questa legge, riconosce oggi a queste strutture quella dignità che fino ad ora era stata negata e a cui occorrerà assicurare risorse adeguate per il grande ruolo che svolgono.

Perché questa riforma garantisce, come spiega Uneba Puglia nel suo comunicato, alle persone fragili di non venire piu’ trasferite di struttura all’aggravarsi delle condizioni di salute, bensì di rimanere nella struttura scelta?

Perché questa legge prevede laddove la situazione psico-fisica della persona accolta in RSA dovesse peggiorare o migliorare e dunque richiedere un diverso setting assistenziale, la persona rimane nella stessa struttura, evitando traumi e stress di ogni genere (non va mai dimenticato che nel tempo, nel rapporto di cura ed assistenza, si costruiscono legami forti tra assistito, operatori e familiari che occorre in ogni modo evitare di recidere in modo traumatico) adeguando l’intensità assistenziale e quindi il minutaggio delle prestazioni professionali. Si afferma spesso che occorre mettere al centro la persona. Questo è un buon modo per farlo.

Che valutazione dà Uneba Puglia della sperimentazione del voucher RSA?

Non esprimiamo una contrarietà alla sperimentazione.
La volontà di voler introdurre il voucher in RSA viene motivata da più parti come uno strumento per garantire la libera scelta all’utenza.
Relativamente a questa motivazione abbiamo qualche perplessità perché in realtà già oggi l’utente, autorizzato all’ingresso in struttura dall’UVM distrettuale, può scegliere quella convenzionata ove farsi accogliere.
Invece questo diritto di scelta nei fatti è ostacolato dalla carenza di posti letto convenzionati che dovrebbero essere almeno il triplo di quelli attuali in modo tale da poter soddisfare tutte le richieste ed eliminare le liste di attesa.

Quali sono ora i prossimi passi per il sistema dell’assistenza in Puglia?

Si aprono ora alcune partite molto importanti che vedranno Uneba Puglia in prima linea.
La prima è quella relativa alla rideterminazione del fabbisogno dei posti letto di RSA che sia effettivamente coerente con il bisogno di assistenza residenziale. Un numero di posti letto allineato, in rapporto alla popolazione, con quello di altre Regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, ecc..) che già da molti anni hanno avuto la lungimiranza di investire risorse cospicue sulle RSA per fare fronte alle esigenze di popolazione sempre più anziana e fragile perseguire, nel contempo, l’equilibrio finanziario in sanità.
Non sarà, ne siamo consapevoli, un lavoro facile, perché a parole tutti affermano la necessità di dover spostare maggiori risorse dall’ospedale al territorio ma nei fatti la nostra Regione in questo ha maturato un ritardo pesantissimo.

La seconda è quella di contribuire a disegnare un regolamento di accreditamento che garantisca tutti in ordine ad un adeguato ed elevato livello di assistenza in RSA

La terza, direttamente collegata alla seconda, è quella relativa alla definizione di una tariffa adeguata che tenga conto di tutti i costi effettivi che le strutture accreditate devono sostenere senza trascurare, come si è purtroppo fatto in passato, voci di spesa che nel tempo si sono fatti sempre più pesanti anche per effetto di nuovi adempimenti a cui non ci si può e non ci si deve sottrarre primo fra tutti quelli relativi alla sicurezza e alla formazione continua.

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