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Cosa deve fare Uneba e come deve organizzarsi? Se ne parlerà al Congresso 2017

La Riforma del Terzo Settore, cui sarà dedicato il il Congresso nazionale Uneba 2017, non ha conseguenze di rilievo solo per gli enti associati Uneba, ma anche per la stessa Uneba. 
Lo evidenzia il presidente Uneba Maurizio Giordano nel suo intervento sul numero di novembre e dicembre 2016 di Nuova Proposta.
E queste conseguenze sono al centro della riflessione di una delle Commissioni preparatorie del Congresso Uneba, quella dedicata a ruolo e identità di Uneba
Qui di seguito una sintesi dell’articolo di Giordano.
La legge di riforma del Terzo Settore introduce nuove figure nei tradizionali confini del terzo settore, quali le imprese sociali costituite in una delle forme del Libro V del codice civile (società per azioni, società a responsabilità limitata, etc.), disciplina il concetto di “rete”, istituisce il Consiglio nazionale del terzo settore,attribuisce funzioni e responsabilità agli organismi rappresentativi. Si tratta, al momento, di principi generali (spesso non molto chiari), ma i decreti legislativi che dovranno essere emanati entro il prossimo giugno fisseranno un nuovo modo di essere e di operare con il quale dovremo confrontarci.
Non a caso una delle Commissioni preparatorie del Congresso, costituite dal Consiglio nazionale, ha proprio lo scopo di approfondire il ruolo e l’identità dell’Uneba, il suo modello organizzativo ed operativo, le conseguenti modifiche statutarie.
Non partiamo da zero: su mandato del XIV Congresso di Loano il Consiglio nazionale aveva infatti approvato il 23 novembre 2013 un complesso documento richiamando l’essenziale natura di Uneba associazione nazionale di categoria, rappresentativa di enti, per lo più non profit, operanti nel socioassistenziale, sociosanitario, socioeducativo in favore dei quali: presta opera di tutela, assistenza,consulenza, informazione, studio, documentazione; tratta con le forze sindacali e stipula i contratti di lavoro nazionali e di secondo livello; interagisce con gli organi legislativi e governativi nazionali, regionali, locali; tiene rapporti e collabora con le comunità civile e religiosa e con gli altri analoghi organismi rappresentativi.
Queste finalità assimilano l’Uneba alla generalità delle associazioni datoriali; ma lo statuto prevede anche due elementi di tipo più qualitativo che la contraddistinguono: il primo riguarda l’Associazione, il secondo gli Associati.
Sotto il primo aspetto, c’è, alla base, il principio ispiratore di concorrere, attraverso l’azione degli associati,al miglioramento morale, materiale e sociale della condizione delle persone e delle famiglie che si trovano in situazioni di difficoltà in relazione ad un loro stato fisico, psichico, sociale, economico, promuovendone la responsabile ed integrale partecipazione alla società.
Sotto il secondo aspetto, l’adesione dei soci è subordinata a due condizioni: coerenza di attività, programmi e finalità con i principi fondamentali della Costituzione e non in contrasto con i principi cristiani; sussistenza dei requisiti che garantiscono la qualità e l’efficienza del servizio.
LE DOMANDE PER IL CONGRESSO
Le domande cui dovrà rispondere il Congresso di marzo -ferma restando la predetta connotazione essenziale – sono molte e pongono complessi problemi. Ne elenco alcune:
  • l’area di interesse e la tipologia dei soci devono essere ampliate?
  • quale deve essere l’articolazione locale nel rispetto della autonomia delle Federazioni regionali e dell’unitarietà della nostra Unione?
  • quale il ruolo come “rete” e nei confronti delle diverse amministrazioni ?
  • quale deve essere l’organizzazione dei servizi agli associati?
  • come essere più presenti nei servizi non residenziali?
  • perché non riusciamo a strutturarci in molte regioni? quali le ricadute sullo Statuto?
 Il dibattito è aperto e sollecito tutti a farci avere proposte e suggerimenti di cui il Congresso saprà far tesoro.
Potete lasciare proposte e suggerimenti anche nei commenti qui sotto, o anche scrivendo a info@uneba.org 

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