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La libertà e relazione – Le risposte alla sfida educativa nella relazione di don Jacopozzi

“Un terzo dei genitori manca di formazione.

Un terzo dei genitori ha una certa formazione, ma ugualmente è disorientato e in difficoltà.

Solo un terzo dei genitori ha una buona formazione e agisce con una buona possibilità di riuscita nell’educazione.

Insomma, due su tre hanno già perso la sfida educativa”.

E’ la stima del teologo prof don Alfredo Jacopozzi, vicedirettore della Scuola superiore di scienze dell’educazione “San Giovanni Bosco”, in un passaggio del suo intervento “Famiglia, comunità umana: quale relazione educativa?” nella prima giornata del convegno “Bambini e ragazzi, quale futuro?”.

Ma quale educazione è possibile? Come rispondere all’emergenza educativa?

Il rischio, ha detto don Jacopozzi, è cedere alla cosiddetta  “modernità riflessiva”, con la legittimazione di una società che “rinuncia a priori a qualsiasi forma di educazione, dato che la modernizzazione viene fatta coincidere con la realizzazione individualistica e narcisistica degli individui”.

“Mai nella storia – ha detto il relatore – si è vista tanta libertà (per le persone). E allora la domanda è: cosa ce ne facciamo del nostro essere liberi?”.

Dobbiamo accontentarci di una libertà fatta  del “mantenersi aperti alla possibilità, del non impegnarsi più di tanto in qualcosa o per qualcuno?”  No, ribadisce don Jacopozzi. “Dobbiamo uscire al più presto da questo immaginario di libertà individualistica e riscoprire che la libertà è per sua natura relazionale. (…) Ma abbiamo accumulato un ritardo culturale, facciamo fatica a pensare la libertà come progetto sociale”.

Dobbiamo passare, spiega don Jacopozzi, a una libertà generativa, “che sa che se non vuole diventare prepotente e perdersi nel delirio di onnipotenza deve assumere una forma (…). La libertà generativa desidera qualcosa, lo genera, gli dà una forma, e poi lo consegna, lo depone, perché qualunque cosa tu abbia messo al mondo, alla fine non è tua, ma della vita”.

“Il modello di sviluppo che vogliamo costruire dovrà essere sempre di più un modello di relazione, di valori condivisi”. Un modello di cui saranno protagonisti “territori, imprese comunità che sapendo scrivere nuove alleanze e nuove sinergie sapranno produrre  nuovi valori che miglioreranno la qualità complessiva della vita delle persone“.

 

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