Più rendicontazione, più collaborazione e un nuovo ospedale a Gaza: questi due dei punti dell’intervento di don Massimo Angelelli, responsabile della Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana, all’assemblea nazionale Uneba.
Ecco un estratto.
INDICE DI CATTOLICITA’ – “Mi permetto – dice mons.Angelelli – un suggerimento per il lavoro di Uneba: provare a lavorare su degli indici che in qualche modo rendano visibile il concetto di ispirazione cristiana. Indici concreti che possano essere misurati e rendicontati. (…)
L’indice di cattolicità o di ispirazione cristiana è associabile a un indice di credibilità. Perché se la struttura non è credibile nella sua attività, noi dovremmo trovare anche il modo di dire che quella struttura non è cattolica e non corrisponde a criteri di ispirazione cristiana. (…) I bilanci di attività e di testimonianza dove emergono dai vostri indici? Ci sono delle carte, dei documenti, degli indici che dicano da qualche parte: questo è il nostro indice di testimonianza cristiana? A me non risulta, però ci possiamo lavorare insieme. Credo che a maggior ragione, le vostre strutture, se vogliono stare nel perimetro ecclesiale, debbano rendicontarsi con degli indici che possono essere creati questa attività”.
PERSONALE – “Una delle mie preoccupazioni è che il bisogno di personale porti ad imbarcare chiunque. Questo è un grande problema perché non riguarda solo la qualità professionale della persona, ma riguarda l’identità della struttura. L’identità della struttura si trasferisce alla persona ospitata e ai loro familiari attraverso il personale e se il personale non conosce o non condivide i valori della struttura…”
INTELLIGENZA ARTIFICIALE – “Vi prego cortesemente di uscire da questo stordimento totale da intelligenza artificiale che è totalmente inutile. La cura resta umana. Ci sono persone che hanno bisogno di essere curate, e hanno bisogno al loro fianco di persone. I robot potranno erogare prestazioni, forse, con un ritmo anche più incalzante rispetto a una persona, ma non sostituiranno il concetto di cura. Curiamo le persone attraverso le persone”.
COLLABORAZIONE – “Ci sono i due presidenti qui di queste due grandi reti, Aris e Uneba. C’è bisogno di un vostro protagonismo, ma insieme. Normalmente le reti associative sono molto difficili da gestire (…) ma io sono assolutamente persuaso che abbiate la possibilità di fare un grande cammino di crescita se lo farete insieme, fidandovi gli uni degli altri e fidandovi di chi condivide la vostra stessa missione”.
GAZA – “Sulla prima pagina di Avvenire è uscita una notizia che dichiarava un impegno della Conferenza Episcopale Italiana ad aprire un ospedale a Gaza. È una notizia particolarmente forte, particolarmente impattante perché è stata presa in pieno accordo con il Patriarcato di Gerusalemme.
Che cosa possono fare le reti cristiane e cattoliche per sostenere questa cosa?
Probabilmente Fondazione Samaritanus si candiderà come collettore del personale volontario che vuole andare a fare un’esperienza a Gaza. Chi si iscrive -medici, infermieri, personale- potrà fare un’esperienza a Gaza nel giro di pochi mesi, quando riusciremo a far partire l’ospedale. Perché è così importante? Perché andiamo a recuperare l’idea originale di sanità cattolica, cioè andiamo a portare sanità e salute dove non c’è assolutamente niente. (…) Il mio auspicio è che anche questa sfida venga raccolta per tutta la sanità cattolica e il sociosanitario cattolico, perché possiamo veramente andare a dare una testimonianza a quelle popolazioni che non hanno assolutamente nulla”.
