Quante sono le strutture per la salute mentale in Italia? Quanti i posti letto? Quanto il personale?
Riepiloga i dati, che trovate nelle slide qui sotto, Andrea Blandi (Consorzio Zenit) nella sua relazione “Salute mentale. Tra fragilità, bisogni e risposte: una sfida per la comunità” al convegno Uneba di Assisi.
Ma i numeri sono insufficienti per i bisogni. “C’è una grande disomogeneità territoriale nei servizi per la salute mentale”, nota Blandi. Ma soprattutto: c’è carenza di servizi. E snocciola: “Insufficienza di servizi territoriali e carenza di presa in carico, con in alcune città centinaia di bambini in attesa di diagnosi. Poi insufficienza di servizi domiciliari e carenza di strutture residenziali, insufficienza di percorsi per adolescenti, liste d attesa elevate, insufficienza di personale”. Ancora: “Insufficienza nell’abitare supportato, nei servizi domiciliari psichiatrici, nei percorsi lavorativi…”.
Non è un problema di come, ma di quanto. “Il modello (di cura) – dice Blandi – non è in discussione, lo possiamo ancora considerare avanzato, ma è rimasto sulla carta”.
Come rimediare, oltre che con un maggiore investimento di risorse?
“Cercando di lavorare insieme e ideare nuovi percorsi per dare delle risposte, che non siano solo dei singoli enti. La sfida è rafforzare la capacità dei territori di curare, di accompagnare, di includere, di prevenire. Non possiamo ridurre la salute mentale alla gestione delle crisi”.
Cosa possono fare gli enti Uneba, cosa può fare il Terzo Settore , oltre che pungolare la politica? Blandi propone la creazione di un osservatorio sulla salute mentale. Perché solo conoscendo si può capire, e poi intervenire.
Sullo stesso tema leggi anche:
