Abbattere i muri fisici e mentali che ancora separano le Rsa dalla vita della comunità.
Questo è il cambiamento che vuole portare il progetto “Rsa, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema” che coinvolge 14 Rsa lombarde.
Allo stesso cambiamento, sul numero 05/2026 di Animazione Sociale, è dedicato l’approfondimento “Sognare una diversa RSA Quattro sfide per residenze senza muri” a cura di Laura Formenti (docente universitaria), Elisabetta Lazzarotto (coordinatrice del progetto), Rosaria Bonacina (cda degli Istituti Airoldi e Muzzi, associati Uneba), Virginio Brivio (presdente Uneba Lecco),
Andrea Millul (direttore sanitario Istituti Airoldi e Muzzi), Gaia Del Negro (pedagogista e counselor).
Come abbattere questi muri?
Anzitutto, argomentano gli autori dell’articolo, osservando e ascoltando le esperienze di chi vive nelle Rsa, di chi ci lavora, di chi opera a livello della cornice (le politiche e la programmazione locale e regionale, i sistemi di servizi e interventi, le reti formate dai portatori d’interesse) e di coloro che visitano questi luoghi: familiari,volontari, professionisti esterni o partecipanti a qualche evento “a porte aperte”.
“Ognuno di questi soggetti – si legge nell’articolo – vede, vive e interpreta la vita in Rsa da una prospettiva parziale. Bisogna comprenderle tutte, per poter iniziare un processo di cambiamento delle rappresentazioni e delle pratiche di cura delle persone anziane fragili”.
Quali obbiettivi raggiungere, abbattendo questi muri?
Il sogno sono Rsa “non più luoghi chiusi e autosufficienti, ma un «servizio tra servizi» – interlocutore riconosciuto nelle reti integrate territoriali di welfare – e al tempo stesso un hub – un nodo vivo di incontro, formazione e scambio – aperto a tutta la comunità“.
Un esempio di questo impegno ad abbattere muri è il progetto «RSA, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema», iniziato a Lecco nel 2024 e che oggi coinvolge 14 Rsa. Assieme puntano a rendere le Rsa un luogo di incontro, e in cui non arrivano solo gli anziani non autosufficienti e chi si prende cura di loro. In particolare il progetto mira ad avvicinare alle Rsa
• i giovani anziani (65-74 anni), a rischio di isolamento e di perdita progressiva di autonomia;
• le persone con una storia di malattia psichiatrica, per le quali la RSA può diventare un luogo di graduale familiarizzazione, rendendo meno traumatico un eventuale ricovero;
• gli adolescenti e i giovani, per i quali l’incontro con la grande anzianità rappresenta un’occasione formativa e relazionale raramente disponibile
L’articolo di Animazione Sociale spiega nel dettaglio le azioni intraprese.
Il progetto nato a Lecco propone alle Rsa quattro sfide:
- Diventare parte attiva di un sistema integrato di servizi e interventi territoriali, dialogando e collaborando con servizi domiciliari, ospedali, scuole e terzo settore. Due passi in questa direzione, sottolinea Brivio, sono il farsi conoscere e l’investire sulle persone che curano.
- Cambiare dall’interno un servizio che porta il peso di una lunga storia di istituzionalizzazione – con le sue routine, le sue gerarchie, le sue resistenze. Trasformarsi da servizio sanitario a servizio comunitario, da luoghi assistenziali a piattaforme di prossimità: questi i passaggi necessari, scrive Andrea Millul.
- Riuscire a creare occasioni di relazione autentica tra generazioni diverse, rare nella società contemporanea. In cui la visita dei giovani in Rsa non è un’opera di carità, ma un’occasione reciprocamente formativa, evidenzia Elisabetta Lazzarotto. Chi ha vissuto la Rsa come un luogo di formazione e di relazione, non la eviterà in futuro.
- Garantire piena dignità e autodeterminazione ai residenti delle Rsa, persone con desideri, preferenze e diritti che l’organizzazione della cura non può ignorare. La condizione di dipendenza non esclude la possibilità di agire intenzionalmente. Fondamentale è dare a ogni persona accolta l’occasione di potersi raccontare, e formare il personale a negoziare, supportare e negoziare la capacità di autodeterminazione dell’anziano. Anche spazi e oggetti sono fondamentali per contribuire a restituire autonomia all’anziano.
Le strutture coinvolte in “Rsa, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema”
Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi (Lecco, ente capofila), Fondazione Casa di Riposo Brambilla-Nava (Civate), Villa dei Cedri (Merate), Borsieri-Colombo (Lecco), Fondazione Sacra Famiglia (Regoledo di Perledo), Casa di Riposo Enrico e Antonio Nobili (Viganò Brianza), La Madonnina (Vendrogno), Casa di Riposo di Monticello Brianza, Casa S. Antonio (Barzio), Opera Pia Magistris (Valmadrera), Casa Del Cieco (Civate), Villa Serena (Introbio), Casa Madonna Della Neve (Premano), Casa di Riposo di Mandello del Lario.

