Voce dei Berici 15 gennaio

Le opposizioni in consiglio regionale vogliono vederci chiaro. E così il consiglio regionale tornerà a riunirsi nelle prossime settimane per una seduta straordinaria tutta incentrata sulle nomine dei direttori generali delle 21 Ulss venete decise dal governatore Zaia lo scorso 30 dicembre.
L’iniziativa dei consiglieri del Partito democratico, martedì scorso, ha trovato l’appoggio anche degli altri gruppi di minoranza che siedono a Palazzo Ferro-Fini, tosiani e grillini compresi. Le 20 firme necessarie per ottenere una riunione extra del consiglio, dunque, sono state raccolte a margine dell’ultima seduta. Si tratta quindi solo di calendarizzarla.
«Il presidente della giunta regionale ha nominato nove direttori generali per le Ulss venete, prevedendo il commissariamento delle rimanenti dodici – spiega Stefano Fracasso del Pd –. La legge oggi dice che le aziende sanitarie sono 21. Il piano socio-sanitario dice che i bacini ottimali sono attorno ai 400 mila abitanti. La proposta di legge Zaia prevede un’Ulss per provincia, ma poi le nomine prevedono in alcune province un solo direttore generale, in altre ce ne sono due. Non si capisce la logica su cui si basano queste decisioni. Le nomine si configurano quindi come un atto non conforme alla programmazione socio-sanitaria ed è quindi doveroso che il presidente relazioni in consiglio regionale per fare chiarezza sulle motivazioni di questa scelta e sulle ricadute organizzative per il sistema sociosanitario del Veneto».
*Un anticipo di riforma
Riflettori puntati dunque sulla mossa con cui Zaia ha anticipato la riforma della sanità di casa nostra nota come “Azienda zero” e incentrata sulla fusione delle Ulss. Quella che da più parti è stata definita una vera e propria rivoluzione (il progetto di legge 23), doveva entrare in vigore già all’inizio del 2016 per un risparmio di 90 milioni di euro e «una sanità ancora più agile ed efficace». Ma i tempi si stanno allungando proprio all’interno della commissione competente, dopo le audizioni di sindaci e addetti ai lavori. In discussione il ruolo del sociale nell’assetto delle nuove aziende sanitarie – dal momento che in un primo momento la figura del direttore dei servizi sociali era stata stralciata –, i poteri della stessa Azienda zero, da molti ritenuti esagerati, e gli stessi confini delle Ulss che più che sulla base delle province in fase di eliminazione potrebbero essere tracciati in base ai flussi di pazienti da un’azienda all’altra.
*In carica per tre anni rinnovabili
I nove direttori generali rimarranno in carica per tre anni, dopo i quali ci sarà una verifica: se l’esito sarà positivo i contratti saranno allungati di altri due. Guadagnando 123 mila euro lordi l’anno, la stessa cifra degli scorsi incarichi, anche se tutti, tranne Carlo Bramezza che rimane alla guida della sola Ulss 10 di San Donà di Piave, debbono guidare due o tre aziende.
A partire dal 1° gennaio i super manager hanno tre mesi di tempo per comporre le terne dei direttori amministrativi, sanitari e servizi sociali che invece rimarranno una per ogni Ulss esattamente come ora.