L’Arena, 29 maggio 2019

Non era necessario parlasse al telefono. Tutti gli incontri avvenuti nella stanza dell’allora presidente dell’Ipab Morelli Bugna di Villafranca erano intercettati. Perchè a partire dal 16 gennaio 2016 la Guardia di Finanza aveva inserito la cimice nell’interruttore della luce dell’ufficio di Davide Tumicelli. Ogni dialogo avvenuto in quell’ufficio è stato «ascoltato». E riportato sui brogliacci, quelli che le difese hanno acconsentito venissero acquisiti dal collegio. È quanto emerso nel corso del processo che ieri è iniziato davanti al tribunale presieduto da Monica Sarti e al pm Beatrice Zanotti nel quale, a rispondere di turbativa d’asta (per l’impianto di manutenzione della centrale termica e per il rifacimento dell’ala sud), oltre a Tumicelli sono l’architetto progettista Claudio Tezza e gli imprenditori Nicola Mazzi e Giuseppe Vallone (il collegio difensivo è composto dagli avvocati Matteo Nicoli, Luca Grani, Nicola Avanzi, Chiara Nascimbeni e Davide Pini). E ieri il primo ad essere sentito è stato l’ufficiale di pg che effettuò le indagini, nate quasi per caso, che culminarono a fine marzo 2017 con un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per Tumicelli e che prevedeva per gli altri professionisti coinvolti misure interdittive dalla professione (ormai non più in essere). Fu indagando su alcune aggressioni agli anziani ospiti che emersero i primi contatti, nel 2016, tra l’allora presidente e vari imprenditori. «I contatti con Mazzi riguardavano il mancato invito alla gara per la riqualificazione della centrale termica», ha spiegato. «L’aveva saputo da un fornitore e si era fatto avanti. La gara per la manutenzione venne indetta in seguito (nel febbraio 2016) e mi sembra che il costo fosse 38mila euro». Emerse anche che l’azienda Mazzi era di medie dimensioni e c’era quindi corrispondenza tra il tipo di lavoro e la capacità di poterli eseguire. Mazzi poi spiegò che non aveva le caratteristiche per partecipare alla prima gara, quella per la riqualificazione della centrale termica (non in contestazione), circostanza confermata da una componente del cda.. E con il rinnovo della centrale la vecchia ditta con il contratto in scadenza non avrebbe potuto fare la manutenzione. Rinvio al febbraio 2020.