Il Giornale di Vicenza, 21 maggio 2019

VICENZA – Ipab. Diciotto anni senza riforma. «Tante parole, zero fatti. Si chiede più autonomia ma non si pratica quella già posseduta». E i sindacati, spazientiti, attaccano uniti e compatti la Regione. «Chiediamo da 18 anni che venga approvata una riforma che confermi quello che il presidente Zaia ha più volte ribadito: le Ipab devono diventare aziende di servizi pubblici alla persona ed essere integrate nel Servizio sanitario regionale, pagare le stesse tasse dei privati e non di più, avere in prevalenza i nuovi posti-letto e i contributi sulle rette, e ai lavoratori va applicato il contratto della sanità pubblica». Sit-in di Cgil, Cisl, Uil ma anche di Spi, Fnp, Uilp, le sigle dei pensionati confederali. Assieme a loro la senatrice Pd Daniela Sbrollini. La protesta ieri mattina davanti alla sede dell’Ipab di contra’ San Pietro con bandiere, striscioni, volantini. «È l’inizio di una mobilitazione che non si fermerà. Saremo nelle piazze e vigileremo sui lavori del Consiglio regionale. Chiediamo a sindaci, Consigli comunali, rappresentanti dei familiari, associazioni degli anziani e del volontariato di impegnarsi con noi in questa battaglia». I mandati regionali passano. Ogni volta l’assessore di turno promette che è la volta buona. E poi si è di nuovo punto e a capo. Per i sindacati però ora la misura è colma. «Crescono le esigenze degli anziani. Crescono le cronicità, le lungodegenze sono state soppresse – dice Igino Canale di Spi-Cgil – ma le risposte non arrivano. Ci sono 38 case di riposo pubbliche e 34 private. E le sperequazioni sono enormi. È assurdo che il pubblico debba pagare una quota Irap maggiore rispetto al privato». «È uno scandalo – grida Raffaele Consiglio segretario generale Cisl – . Siamo rimasti l’unica Regione insieme alla Sicilia a non avere la riforma come disponeva una legge statale del 2001. La sensazione è che si vogliano obbligare le Ipab a privatizzare i servizi. Noi invece vogliamo che i nostri anziani siano curati dal sistema pubblico non da chi persegue l’unica logica del profitto e della remunerazione del capitale». «Si esalta il fatto che nel Veneto si vive di più – spiega Grazia Chisin segretario generale Uil – ma poi non ci danno risposte sulla non-autosufficienza. Esigiamo la riorganizzazione delle Ipab in centri di servizi multifunzionali per rafforzare la filiera assistenziale territoriale». A dare spessore alle denunce dei sindacati la lettera inviata ai quattro rappresentanti dei comitati delle Conferenze dei sindaci con richiesta «di incontro urgente e di sostegno», e il documento di accusa fatto avere ai presidenti delle principali Ipab della provincia, a Vicenza, Valdagno, Schio, Bassano, Noventa, Arzignano e Montecchio Maggiore. Per l’Ulss 8 la nota è stata recapitata al presidente della conferenza Martino Montagna e al responsabile del comitato est Luca Cavinato. «Da anni – scrivono le tre segreterie sindacali – si registra la progressiva trasformazione dei posti delle strutture pubbliche a favore del privato e le impegnative autorizzate dalla Regione non bastano più a soddisfare la domanda e a garantire la copertura economica delle prestazioni di carattere soprattutto sanitarie in continuo aumento. Inoltre il trattamento fiscale e normativo differenziato e svantaggioso rispetto al privato complica la sostenibilità economica, peggiora condizioni di lavoro e qualità dei servizi, e spinge verso la privatizzazione». Insomma, il timore è «che nonostante i tanti annunci anche questa legislatura passi senza che la Regione provveda a un intervento normativo di cui ha piena titolarità dal 2001».