Il Giornale di Vicenza, 17 maggio 2019

VICENZA – L’Ulss 8 sottolinea i risultati eccellenti dell’azienda Berica, ma la Rsu sindacale replica dichiarando lo stato di agitazione di tutto il comparto e minacciando una o più giornate di sciopero. Casus belli – e non è una novità – la carenza di personale. Per questo la sigla sindacale unitaria scrive al prefetto Pietro Signoriello, al direttore generale Giovanni Pavesi e al direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan per chiedere l’incontro di conciliazione. Alla base della protesta «la persistente ed insostenibile carenza strutturale di personale nei vari reparti, in particolare nell’hub di Vicenza». Secondo la Rsu – che riunisce Nursind, Cisl, Usb, Uil, Cgil, Fials, Nursing Up, Cub Sanità – «a fronte dell’intensificarsi della domanda di cure da parte dei pazienti che accedono al San Bortolo non si è assolutamente provveduto a confermare o adeguare le dotazioni organiche pur in presenza di un aumentato carico di lavoro». Andrea Gregori e Federico Martelletto, firmatari della nota che annuncia l’apertura del contenzioso sindacale, scendono nei particolari. «Alcuni esempi li possiamo trovare in medicina per i letti monitorati, in oncologia a causa dell’aumento dell’attività pomeridiana a organico invariato, in ortopedia per le degenze, in nefrologia per la dialisi dove si sono aperti box suppletivi sempre con lo stesso personale». A questo aggiungono «la drammatica carenza di tecnici di radiologia che sta mettendo in seria discussione tenuta e sostenibilità delle sale radiologiche e della continuità operativa nel gruppo operatorio». Tale situazione di criticità – dicono – «sta portando ad un depauperamento fisico e psichico del personale addetto all’assistenza diretta: operatori, infermieri e tecnici». Alla Rsu risulterebbe «un aumento esponenziale di lavoratori con esoneri vari dovuti a questa condizione lavorativa e non più utili o parzialmente utili all’assistenza diretta». Da qui accuse all’amministrazione «che raramente si è assunta una responsabilità diretta nel merito, scaricando il più delle volte la stessa sugli organi regionali in merito al tetto di spesa alle assunzioni e ai sistemi di autorizzazione alle assunzioni». In questo contesto – è la conclusione dei sindacalisti – «riteniamo pericoloso per i professionisti e per l’utenza proseguire alcuni servizi con modalità in cui i requisiti di sicurezza non sono assolutamente garantiti».