Giornale di Vicenza 16 ottobre

Da oggi si cambia. A più di 10 giorni dallo scoppio del caso – dopo la divulgazione del video dei vermi al San Camillo – al terzo piano della struttura, quello nel quale si sono verificate le maggiori contestazioni, arriva personale infermieristico interno proveniente da altri reparti dell’istituto. «A nostro avviso l’assistenza sanitaria non è adeguata – spiega il vice presidente, Gianni Cristofari -. Pertanto interveniamo subito. Poi è stata chiamata una ditta che si occuperà della pulizia e della sanificazione di tutte le stanze. Vedremo anche di riorganizzare gli spazi».Questi i primi passi operativi; molto resta ancora sulla carta, anche se il presidente mette il piede sull’acceleratore. «La rescissione del contratto è già stata deliberata – spiega Lucio Turra -, inoltre dobbiamo alla Regione, dopo l’ispezione in seguito alla pubblicazione del video, una serie di atti precisi e concreti sui quali stiamo già lavorando e che ci permetteranno di dimostrare quali sono i nostri programmi in merito a quanto accaduto e riscontrato». Sta di fatto che con la risoluzione del contratto con la cooperativa Bramasole, serviranno sotto il profilo logistico almeno un paio di mesi per capire quale sarà la nuova ristrutturazione, dove verrà distribuito il personale, quali saranno le mansioni e tutto quello che rimane attinente al funzionamento di un reparto che ospita molti anziani non autosufficienti. Il presidente di Bramasole, Moreno Lando, ha intenzione di collaborare, ma non vuole che la cooperativa esca da questa vicenda con danni all’immagine e all’operato, dal momento che gestisce altre case di riposo.Ieri pomeriggio si è riunito anche il Comitato dei famigliari degli ospiti: è stato presentato un documento che mette in evidenza come la situazione fosse stata denunciata in più occasioni. «Chiediamo una internalizzazione del servizio – spiega il presidente Giuseppe Campagnolo – in modo che non si verifichino più situazioni del genere. Con un occhio di riguardo al personale: non vogliamo che nessuno, in assenza di responsabilità precise, perda il posto di lavoro». I sindacalisti dell’Unione di base confermano lo stato di agitazione e anche ieri sono stati in assemblea con le lavoratrici. «A pagare devono essere i responsabili di questo sciagurato appalto», dice Germano Raniero. Intanto, la procura attende gli esiti degli accertamenti dei carabinieri del Nas. Ma a palazzo di giustizia, dove il pubblico ministero Cristina Gava ha aperto un fascicolo sul San Camillo, al momento senza ipotesi di reato e senza indagati, non sono arrivati né esposti né denunce. Nessuno, finora, ha sporto querela: né i famigliari dell’anziano con i vermi fra le lenzuola (e se i fatti, come sembra, sono avvenuti il 20 luglio scorso stanno per scadere i termini), né i responsabili della struttura, né la cooperativa, né il Comitato dei famigliari o i sindacati. E, senza denunce, trattandosi di reati procedibili a querela, l’inchiesta è destinata all’archiviazione.