VENEZIA Una giornata ad alta tensione quella di ieri in Comune. La notizia del congelamento dei pagamenti alla Fondazione Venezia Servizi per l’assistenza domiciliare riporta alle stelle il confronto, difficile da mesi, tra il commissario Zappalorto e le organizzazioni sindacali. Il direttore generale Marco Agostini, ieri mattina a Ca’ Farsetti, ha rettificato il tiro. Il giorno prima aveva spiegato che anche l’assistenza domiciliare «potrebbe essere tagliata o ridimensionata». Ieri è stato chiarito che il servizio, che si occupa di cure a domicilio per un migliaio tra anziani e disabili della città, non viene tagliato. Ma i 230 operatori sanitari e gli utenti, soggetti deboli, non tirano mica un sospiro di sollievo. Una buona notizia arriva nel tardo pomeriggio dal presidente della Fondazione, Gianangelo Favaretto: «Il nostro direttore ha avuto rassicurazioni dalla Direzione delle Politiche sociali circa il pagamento dell’acconto da 450 mila euro necessario a garantire il pagamento degli stipendi». La Fondazione ha un budget di spesa, in virtù di un contratto d’appalto con il Comune, pari a 5,5 milioni di euro (poco meno di 500 mila euro al mese). Salvi gli stipendi, la polemica non si spegne. «Finora dalla Fondazione smentiscono uno scenario di tagli occupazionali e sarebbe bene che il direttore generale smentisse le sue dichiarazioni ai media. Il clima è già teso, questi lavoratori sono fortemente provati. Basta polpette avvelenate», dice Italia Scattolin (Cgil). «Il subcommissario Pomponio assicura che il budget è garantito», spiega Dario De Rossi (Cisl). Pietro Polo della Uil proclama lo stato di agitazione: «Abbiamo chiesto come confederali un incontro urgente a Zappalorto anche perché sono molti i lavoratori che tornano a temere in queste ore». Ieri il direttore generale Agostini, alla presenza di Zappalorto, ha precisato che il servizio dell’assistenza domiciliare, stando agli obblighi imposti dall’articolo 183 del testo unico, in conseguenza della mancata approvazione del bilancio, «deve mantenere la spesa contrattualizzata senza possibilità di nuovi contratti e variazioni». Lo scenario è quello di un blocco dell’assistenza ai livelli attuali, senza soddisfare le richieste della lista d’attesa? Il futuro insomma non è affatto chiaro e sereno. Ieri riunione tra direzioni e gestione commissariale. Se per l’assistenza domiciliare si ridimensiona la portata dei tagli, a temere sono le cooperative sociali che garantiscono al Comune servizi come l’assistenza in strada senza fissa dimora, la casa dell’ospitalità, l’accudienza scolastica. Qui il rischio del blocco è reale. Quanto basta per inasprire i rapporti tra Comune e sindacati. «Il commissario straordinario, in piena confusione ed arroganza, sta continuando a provocare danni alla città, ai cittadini e ai lavoratori coinvolti», dice Sergio Chiloiro, segretario generale dalla Cgil Funzione Pubblica. Dopo la grana centri estivi, ecco i tagli minacciati per l’assistenza domiciliare «salvo rettificare quasi subito», e poi « segnali sul mancato rinnovo di appalti in essere con licenziamenti» e «ipotesi di bilancio preventivo senza trasparenza e con annunci di tagli indiscriminati». L’invito è ai candidati sindaco affinché battano «un colpo fermando questo scempio se non vogliono passare come conniventi e trovarsi a gestire una bomba sociale drammatica». E infatti la politica alza subito la voce. Per Chiloiro l’assistenza domiciliare, con la nascita della Fondazione, ha trovato «un punto di forza che non va assolutamente messa discussione». Di conseguenza Chiloiro lancia un appello alla «mobilitazione generale che coinvolga tutti i servizi e tutti i lavoratori delle diverse categorie penalizzati dalle scelte di questa gestione commissariale».