Il Gazzettino, 31 maggio 2019

IL CASO VENEZIA Dalla riunione di ieri sera le maestre sono uscite in lacrime, le famiglie con una sensazione a metà tra la rabbia e il dispiacere. Se non ci sarà un intervento esterno in brevissimo tempo, la scuola dell’infanzia paritaria Beata Bartolomea Capitanio chiuderà i battenti. Non è un asilo qualunque, ma una scuola modello, che da anni porta avanti progetti che mirano a coinvolgere i bambini tra i 3 e i 6 anni in modo sempre più pregnante: laboratori, musica, visite a musei e a fattorie, scambi intergenerazionali con gli ospizi degli anziani e iniziative di educazione civica segnalando al Comune le cose che non vanno. Oltre a una sezione bilingue (nel vero senso della parola) che ha la lista d’attesa per accedervi. Ebbene, tutto questo è arrivato al capolinea a causa di problemi economico-finanziari dell’ente morale Cif che ne ha la gestione: le rette non coprono le spese e i contributi sono insufficienti. Così 9 persone dello staff più 2 di inglese non avranno più il lavoro e 60 famiglie dovranno trovare una diversa collocazione per i loro figli.
RITARDI E SILENZI «Su richiesta delle maestre e con enorme ritardo – raccontano i genitori – ha avvisato i genitori che l’edificio che ospita l’asilo, di proprietà del convento delle suore di Carità, dal prossimo anno verrà ristrutturato e non sarà più a disposizione. Ma la cosa peggiore è che le maestre non vengono pagate da mesi. La Capitanio è sempre stata una scuola punto di riferimento della città, il gruppo di maestre che vi lavora è da sempre riconosciuto come una eccellenza del settore. E ora 60 famiglie ora si ritrovano a pensare a dove iscrivere i figli a settembre, dopo aver già pagato l’iscrizione per il prossimo anno. Alle nostre domande i rappresentanti del Cif non hanno risposto. È emerso che questa situazione di difficoltà ci fosse già da 4 anni eppure l’ente ha continuato a illudere le insegnanti sulla possibilità di sistemare le cose, chiedendo loro di avere pazienza».
LAVORO GRATIS È emerso che il servizio scolastico negli ultimi mesi è stato garantito esclusivamente dal senso di responsabilità delle educatrici decise a accompagnare i bambini fino a giugno seppur senza stipendio.«Da tempo gli stipendi arrivavano a singhiozzo – conferma un’insegnante – ma noi avevamo tenuto duro perché amiamo il nostro lavoro, che è un po’ una missione, e amiamo i nostri bambini. E anche perché siamo state illuse dal Cif. Ogni volta ci promettevano che la cosa si sarebbe risolta, ma poi si ricominciava. Quest’anno siamo senza stipendio da tre mesi – continua – e dopo le mancate risposte o le solite risposte, abbiamo deciso di scrivere raccomandate e poi di rivolgerci a un legale. Ci avevano garantito che dopo Pasqua le cose sarebbero cambiate e invece non è cambiato nulla. Recentemente abbiamo scoperto che il conto è congelato per sei mesi e nel frattempo lavoriamo gratis. Lo facciamo per chiudere l’anno, ma poi basta».Una maestra si è già licenziata perché ha trovato lavoro altrove, altre non possono perché la stagione è inoltrata e non avrebbero diritto all’indennità di disoccupazione. L’ente non le licenzia perché ha bisogno di loro. Insomma, una situazione tragica. Per gli stessi problemi all’Itc Marinelli e all’asilo Matite Colorate di Spinea, gestiti dal Cif hanno scioperato.«La cosa che mi ha fatto più male – chiosa un genitore – è che una scuola così non può chiudere. La città non può restare indifferente a tutto questo».