Il Giornale di Vicenza, 17 marzo 2018

Sono cambiati gli anziani e i loro bisogni. E in una città come Valdagno, che è tra le più vecchie del Veneto, questa strada è l’unica percorribile per Roberto Volpe, presidente di Uripa che raggruppa il 95% delle case di riposo venete e amministratore delegato della Fondazione Marzotto. «Valdagno, Recoaro e Cornedo possono contare su un bacino di 44 mila 440 abitanti e di questi il 19% sono ultrasettantenni. Se per Valdagno si parla del 20,5%, a Recoaro sono il 19,7% gli over 70 e a Cornedo il 15%. Il primo passo è iniziare a leggere i dati smettendo di considerare anziano chi ha più di 65 anni visto che a quest’età ancora si lavora e che la vita media si è alzata. È necessario tenere conto che l’8%, pari a 3mila 637 persone, sono sole. Serve un progetto di filiera e non in modo disaggregato come fatto fino ad ora». Per Volpe l’anziano oggi viene inghiottito in una catena di montaggio che non produce servizi· «Al primo bisogno la persona viene inserita in un percorso di assistenza domiciliare del Comune, per passare a quella integrata dell’UIss e successivamente al centro diurno e finire nella residenzialità. Il tutto senza un regista unico, che oggi è il centro servizi che instauri un rapporto di fiducia con l’anziano. Servono censimenti che fotografino la situazione in cui vivono i futuri “vecchi” e quelli attuali, con percorsi di formazione scolastica che educhino al tema dell’assistenza anche con il coinvolgimento delle associazioni». E manca anche il personale «II 98% dei nostri lavoratori è donna -ha concluso Volpe-. Il Paese non è in grado di programmare i flussi occupazionali in ambito socio sanitario e questo è un altro problema che deve essere affrontato».