Il Corriere dell Alpi, 7 gennaio 2016

FELTRE Di tre mesi in tre mesi, l’azienda sanitaria feltrina vincola i fondi che servono alle spese sanitarie essenziali (dai farmaci agli stipendi dei dipendenti e dei medici di base). E adesso che ha in cassa i tredici milioni di mutuo contratto con Unicredit per la piastra operatoria, deve mettere in cassaforte anche questi. Sia mai che i ricorrenti, i 17 dirigenti sanitari non medici, che hanno intentato e vinto in primo grado la causa plurimilionaria contro l’Usl, battano cassa per rivendicare le loro spettanze. Si conferma, fino a gennaio compreso, il vincolo sugli importi di tredici milioni 270 mila euro, quelli del mutuo, e dei quaranta milioni disposti dalla Regione per tre mesi di esercizio delle funzioni ospedale-territorio, cioè di tutte le voci di spesa destinate all’assistenza della popolazione dell’Usl 2. La somma del mutuo, che l’Usl pagherà in 30 anni con tre milioni di interessi alla banca, è destinata unicamente alla realizzazione del nuovo blocco operatorio, della nuova rianimazione, della radiologia, del nuovo pronto soccorso e dei nuovi accessi del presidio ospedaliero di Feltre ed è impignorabile. Lo dicono la legge 67/1993 e il decreto ministeriale sanità e Tesoro del 15 ottobre 1993: impignorabile e opponibile ad eventuale esecuzione forzata. Non si possono emettere ordinativi di pagamento a titolo diverso da quelli vincolati, si evidenzia dalla dirigenza Usl. Ma sono vincolate, oltre alle somme spettanti al personale dipendente e convenzionato (medici di medicina generale), anche le somme essenziali che si erogano per i servizi sanitari definiti con decreto 15/10/1993 del ministero della Sanità, di concerto con il ministero del Tesoro. «La sentenza 1995 della Corte costituzionale ha la non sottoponibilità ad esecuzione forzata delle somme destinate dalle aziende sanitarie», si evidenzia dall’Usl, «prevedendo l’adozione trimestrale, da parte delle aziende sanitarie, di un’apposita deliberazione che quantifica il fabbisogno». Visti i tempi delle vertenze plurimilionarie intentate, questo provvedimento si è adottato già dalla scorsa estate e si procede in tal senso, di tre mesi in tre mesi. Un provvedimento che da luglio ha blindato fino a gennaio compreso, quasi quaranta milioni di euro, per mettere al sicuro l’assistenza sociosanitaria: per non tagliare stipendi al personale e salvare dai pignoramenti, gli undici milioni di euro che servono ogni mese per i livelli essenziali di assistenza. Undici milioni di euro al mese per le prestazioni ai pazienti, per pagare i medici di base, i farmaci alla popolazione, gli stipendi di oltre mille dipendenti ospedalieri.