Il Mattino, 23 dicembre 2015

PADOVA Dottor Brazzale, a fine dicembre scade il suo mandato come direttore generale dell’Usl 16. Qual è il valore aggiunto che pensa di lasciare alla sanità padovana? «Quanto è stato fatto in questi tre anni non ha solo fornito risposte efficaci ai bisogni della collettività, ma ha come risultato più grande quello di aver gettato le fondamenta della sanità futura. Parlo della sanità partecipata, che migliora la qualità della vita. Inoltre sono state recepite appieno le linee guida del Piano socio sanitario regionale, in un’ottica di efficienza ed appropriatezza nell’erogazione dei servizi». Come vede il suo futuro? «Il futuro lo vedo positivo. La mia relazione con il sistema sanitario regionale comunque continuerà perché rimango dipendente di un’altra azienda sanitaria, l’Usl 4 Alto Vicentino, ma auspico che la mia attività possa continuare qui a Padova come direttore generale». In questi tre anni ha puntato molto sull’Ospedale Sant’Antonio. L’Università di Padova e nello specifico il presidente della scuola di Medicina, ha avanzato l’ipotesi di entrare all’interno dell’ospedale di via Facciolati con alcune specialità. Che ruolo avrà, dunque, il Sant’Antonio nella sanità del futuro? «Se avessi lasciato l’ospedale Sant’Antonio come l’avevo trovato all’inizio del mio mandato, di certo il professor Ferrara non avrebbe chiesto di acquisirlo. Il Sant’Antonio era un ospedale che rispondeva alle esigenze della cittadinanza, ma presentava una carenza nel numero di apicalità. Abbiamo quindi provveduto a nominare 12 nuovi direttori di struttura su tutto il territorio dell’Usl 16, gran parte dei quali al Sant’Antonio. Di conseguenza credo che, oggi, il nosocomio di via Facciolati possa essere considerato uno degli ospedali sul quale la popolazione padovana può contare. Abbiamo grandi professionisti». Si continua a parlare del nuovo ospedale di Padova. Come si colloca l’Usl 16? «A questa domanda in genere non rispondo mai perché l’Usl 16 non è mai stata coinvolta. Se qualcuno mi chiederà qualcosa, certamente sono pronto a impegnarmi come in tutti i lavori che ho affrontato nella mia vita. In generale, auspico che venga costruito il nuovo ospedale». Qual è la sfida dell’Usl 16 per il futuro? «Rimane quella di far vivere di più e meglio la cittadinanza, attraverso una sanità sempre più eccellente e umana. L’obiettivo è quello di dare continuità a progetti strategici come “Casa ai Colli” oppure il progetto “Safe” sull’appropriatezza dei farmaci. Grazie agli investimenti della Regione, al contributo di partner sensibili come la Fondazione Cariparo e alla sinergia stretta con la Fondazione Oic, abbiamo ottenuto una positiva integrazione tra ospedali e territorio».