SAN DONÀ Sanità nel Veneto Orientale, il tribunale per i diritti del malato chiede il coinvolgimento dei cittadini e più trasparenza. Invoca un blocco delle schede regionali che altrimenti penalizzerebbero l’ospedale di San Donà con il ridimensionamento a polo medico. Punto di partenza è che l’Asl 10, con 1500 euro di quota per abitante è sotto finanziata per venti milioni di euro e con 200 posti letto in meno dal nuovo piano sanitario regionale. «Qualificare l’ospedale di San Donà come polo medico e Portogruaro polo chirurgico», dice il presidente Luigi Basso, «è una deprecata ipotesi. Due consiglieri regionali della nostra area hanno proposto una mozione, approvata con voto quasi unanime, che prevedeva il blocco delle schede in attesa della realizzazione dell’ospedale unico. La giunta non ha dato seguito al voto del Consiglio e, solo recentemente, con le pressioni del sindaco di San Donà, le richieste della Conferenza dei sindaci e della Commissione Sanità della stessa conferenza, la giunta ha deliberato il blocco. La delibera, per essere operativa, deve però ottenere il parere obbligatorio non vincolante della commissione V Sanità. Noi auspichiamo che ciò avvenga al più presto, per il ritorno alla situazione antecedente, con riguardo soprattutto al ripristino del primariato di chirurgia generale di San Donà. Il Sandonatese non può essere sprovvisto di una chirurgia d’urgenza e ricovero, visto che conta 120.000 abitanti dei 220.000 della nostra azienda e che la casa di cura privata, che ha recentemente investito in nuove sale operatorie, offre, almeno per ora, solo chirurgia di elezione». A questa prima applicazione delle schede è legata quella relativa al pronto soccorso di San Donà e Jesolo, dove è arrivato, a Jesolo, il nuovo primario. «Dovrà gestire una realtà difficile», ricorda il presidente, «caratterizzata dalla carenza di 5-6 medici rispetto a realtà simili quali Dolo o Mirano. Inoltre a San Donà non è mai stata attivata l’Utap, per cui l’utenza non ha alternativa all’accesso al pronto soccorso. Anatomia patologica, di cui è stata inaugurata a dicembre scorso la sede ristrutturata, è gestita a livello provinciale dall’Ospedale dell’Angelo. La nuova organizzazione va resa competitiva. Per cardiologia, si è realizzato con circa un anno di anticipo quanto previsto dalle schede: un solo primario e non ancora un solo reparto, essendo operativi San Donà e, a regime ridotto, Portogruaro. Ciò è stato possibile con la nomina del dottor Milani primario di medicina a Jesolo, per l’avvio di riabilitazione cardiologica. Sempre a Jesolo è stato nominato il primario di recupero e riabilitazione funzionale. Con questa nomina, e quella di medicina e pronto soccorso, è stata completata la dotazione di tutte le apicalità mediche previste dalle schede, dando corpo alla mono-specializzazione riabilitativa di Jesolo».