Giornale d Vicenza 22 gennaio

Cinque milioni andati in fumo. Sulla sua scrivania il nuovo dg Giovanni Pavesi si trova anche questa montagna di soldi andati malinconicamente perduti. Uno spreco, per usare un eufemismo, in tempi in cui la sanità deve fare i conti con il bilancino. Cinque milioni erano il prezioso finanziamento concesso dalla Fondazione Cariverona – ancora durante il secondo mandato di Antonio Alessandri alla guida dell’Ulss 6 – per pagare Alert, un prodotto informatico brevettato in Portogallo ma commercializzato in Italia, che nelle intenzioni sarebbe dovuto diventare l’avveniristico sistema paperless di collegamento in rete di tutto il San Bortolo e che, invece, dopo 6 anni e un tourbillon di trasferte ad Oporto, riunioni, prove, test, installazioni, corsi di formazione, delibere, si risolse in una operazione fallimentare con un effetto negativo di cui si paga tuttora lo scotto. Era maggio del 2013 quando l’allora dg Ermanno Angonese, succeduto ad Alessandri e salito da 5 mesi sul soglio dell’azienda berica, spediva alla ditta fornitrice, Sigma Informatica di Marghera, la disdetta del contratto per gravi inadempienze spiegate all’epoca come «ritardi incredibili, stati di avanzamento indefiniti, lavori non collaudabili». Insomma, non solo la fine di un matrimonio che avrebbe dovuto consegnare al San Bortolo un sistema all’avanguardia per digitalizzare in toto il percorso diagnostico-terapeutico del paziente e iniziare l’era dell’ospedale senza carta all’insegna del workflow e della cartella clinica informatizzata, ma, addirittura, la richiesta a Sigma di un risarcimento di 141 mila euro, poi effettivamente ottenuti, per danni alle attività e all’immagine dell’Ulss. Fu una svolta clamorosa, dopo che a lungo si era esaltata l’eccellenza del software lusitano, e dopo che si era dato il via alla sperimentazione in due reparti, anche se poi solo il pronto soccorso era andato avanti mentre la medicina generale, quando primario era Giorgio Vescovo, aveva gettato la spugna per una serie di difficoltà applicative del progetto. Un flop pesante. Un appalto nato male e finito peggio con tante mine lungo il percorso, con l’unica consolazione che, degli oltre 10 milioni 250 mila da versare in due tranches in base al contratto stipulato a dicembre del 2009, Sigma non aveva visto nemmeno un euro. Restavano, però, nel vuoto, senza più un riferimento preciso, i 5 milioni della Fondazione Cariverona vincolati al pagamento di Alert, con il rischio concreto per l’Ulss di vedere vanificato un così prezioso finanziamento. Un pericolo che Angonese avrebbe voluto evitare: «Chiederò ai responsabili di confermarci questa somma per un nuovo progetto. Terremo per buono il lavoro fatto per non dover ripartire daccapo e individueremo un fornitore che possa subentrare per dotarci di una tecnologia parallela ad Alert». Purtroppo non è andata così. A un certo punto, per il pronto soccorso, si è scelta la via di lanciare una gara con le altre tre Ulss della provincia per avere un sistema unico, ma, nonostante buona volontà e riunioni tecniche, l’appalto non è mai partito. E per tamponare la situazione si è ritornati a un vecchio sistema Sigma riveduto e corretto in qualche modo, che, però, ha mostrato le sue pecche, mandando in crisi ripetutamente il lavoro del reparto diretto da Vincenzo Riboni. A Verona si è atteso inutilmente che Vicenza proponesse un altro programma informatico. Angonese ha tentato anche di far spostare i 5 milioni sull’acquisto di una nuova tac e di altre apparecchiature, ma il regolamento della Fondazione è rigido, i bandi sono finalizzati e non è prevista la possibilità di cambiare tipo di destinazione. Il fondo è stato, dunque, annullato. E Vicenza, sul fronte informatico, si ritrova un S. Bortolo nelle retrovie del sistema sanitario veneto.