Arena 24 maggio 2015

Con i suoi oltre 700 posti distribuiti in otto sedi tra Verona e Grezzana, un centro diurno ed esperienza nella gestione dell’assistenza domiciliare integrata, l’Istituto assistenza anziani è una delle realtà più grandi della provincia nel campo dei servizi alla terza età.
«Siamo ente di formazione riconosciuto dalla Regione», sottolinea la presidente Anna Maria Leone, «e per questo ogni anno organizziamo un convegno. Il prossimo sarà l’11 giugno: “La cura dell’anziano, nuovi orizzonti. La sfida per il futuro sociosanitario”. Prevediamo che arrivino 300 operatori, anche da fuori provincia. Del resto la trasformazione della vecchia casa di riposo in qualcosa di molto più articolato è la sfida di questi anni».
Quello che si cerca di fare è concentrarsi sui bisogni in evoluzione e sempre più complessi delle persone anziane, «le cui famiglie tendono ad allontanare sempre di più il momento della residenzialità», precisa Dino Verdolin, direttore dell’Ipab cittadina da poco in pensione (da qualche settimana c’è un facente funzioni ndr). Tant’è che l’età media degli ospiti si è alzata di molto, oggi è attorno agli 85 anni. Altro effetto: cala la richiesta di posti per persone autosufficienti, aumenta quella di letti per anziani con autonomia molto ridotta. Verdolin è chiaro sul punto: «Finché si può, si preferisce lasciare le persone in casa, con una badante. Quando questo non è più sufficiente e serve anche una seconda persona, ecco che la residenzialità diventa competitiva». Nonostante sia una strada diffusa in Nord Europa e negli Usa, a Verona sembra non funzionare molto bene il modello degli alloggi protetti: «Nelle due strutture che abbiamo», spiega Verdolin, «non ci sono anziani ma persone con problemi sociali. Le spese vengono coperte al 95 per cento dal Comune». Questo insieme di cose ha fatto sì che i centri di servizi abbiano anche rivisto la politica delle rette.
Riprende Leone: «Ci concentriamo soprattutto sulla risposta sociosanitaria: abbiamo 600 posti letto accreditati, di cui 540 che gestiamo con quota regionale. Inoltre distribuiamo 280 pasti a domiclio per conto del Comune di Verona, garantiamo l’assistenza domiciliare integrata e oncologica nel distretto tre dell’Ulss20, abbiamo un centro diurno…». E poi, fiori all’occhiello, «Abbiamo vinto la gara per la gestione dell’hospice di Marzana con 14 posti letto e qui nella residenza Al Parco abbiamo sviluppato un reparto per l’Alzheimer», sottolinea ancora la presidente.
Una realtà complessa, che nel momento di passaggio dalla gestione diretta delle liste d’attesa e delle quote regionali a quella centralizzata e nelle mani delle Ulss ha dato qualche problema di bilancio. Spiega la presidente Anna Maria Leone: «Ci pagavano con cinque, sei mesi di ritardo, è stata una grossa crisi quella. Ora siamo sui tre – quattro mesi e funziona». Ma qualche problema rimane: «Venezia stanzia 49 euro al giorno per anziano e tende a non concedere l’accreditamento di posti per il maggior bisogno assistenziale, non parliamo poi di Sapa, Svp. Sono rarissimi», sottolinea Verdolin. Risultato: nei bilanci bisogna trovare il modo di offrire comunque servizi adeguati senza caricare troppo la retta. «Inoltre», riprende, «non ci è chiaro perché alcune case di riposo nel territorio dell’Ulss 20 abbiano una copertura del 100 per cento dei posti e altre no. Noi non possiamo accedere alla lista d’attesa, come invece prima della riforma. Fatto sta che prima avevano una copertura del 99 per cento dei posti, oggi del 96».
E ovviamente un letto vuoto costa tanto quanto uno occupato, ma senza quota penalizza il bilancio. Sempre sul punto, Verdolin butta là una punta polemica: «Abbiamo spesso il problema oggettivo che tra l’assegnazione di una quota e quella nuova passi una decina di giorni. Del resto la Regione Veneto paga per ogni ospite 350 giorni all’anno e non 365….».