Promossi con il massimo dei voti ma senza giudizi singoli rispetto a determinate “materie” e con una valutazione di massima che si riferisce genericamente alle buone prassi adottate dalla dirigenza dell’Usl 2. I sindaci dell’esecutivo sono stati chiamati a redigere le “pagelline” per i direttori dell’azienda sanitaria feltrina, così come vuole la Regione che però non avrebbe indicato i parametri sui quali orientare la valutazione.

Così il direttore generale Adriano Rasi Caldogno si è aggiudicato 120/centoventesimi, il massimo dei voti, e la stessa votazione è spettata, ai direttori sanitario Giovanni Maria Pittoni, amministrativo Rosanna Zatta e sociale Mario Modolo. Non sono stati determinati dei criteri omogenei e dei parametri su quali orientare la valutazione, ha detto ai colleghi della conferenza dei sindaci, il presidente Paolo Perenzin.

Così si è dovuti rimanere sul generico. Del tipo e solo a mo’ di esempio: “la dirigenza non lavora male”, “le opere pubbliche si realizzano”, “si è risolto il problema annoso dei parcheggi”. Nonostante l’esecutivo si sia espresso all’unanimità sul massimo dei voti per tutti i dirigenti, non è mancato il gesuita di turno, quello che avrebbe voluto incoraggiare la vera eccellenza magari con un voto un filo più basso ai fini del miglioramento della performance di governo. Come a scuola, quando l’insegnante dà nove per stimolare lo studente a dare il meglio del meglio di sé. Ma appunto, non si indicano i parametri, cioè le voci relative a “opere pubbliche”, piuttosto che “gestione risorse umane”, “razionalizzazione dei costi”, e l’elenco può continuare ancora per rappresentare il buon governo o viceversa la perfettibilità dell’operato in un’azienda sanitaria locale.