Nuova Venezia 6 ottobre

Razionalizzare e tagliare sugli sprechi va bene, ma solo se a farne le spese non sono ancora una volta le categorie più deboli: mentre la Regione Veneto manda avanti il progetto Azienda Zero i sindacati tornano ad alzare la voce, chiedendo garanzie e spiegazioni riguardo a quello che, di fatto, è il nuovo piano sociosanitario di palazzo Balbi; ieri, dalla sede di via Bembo, a Mestre, la Uil veneziana e regionale sono tornate alla carica, rivolgendosi alla quinta commissione consigliare: «Il nuovo piano arriva ad appena tre anni dal precedente Pssr, che ancora non abbiamo visto pienamente applicato – ha ribadito Gerardo Colamarco, segretario generale del sindacato veneto – in parte contraddicendo quanto fatto in passato, in parte addirittura cancellandolo». La Uil non contesta la riduzione del numero delle Ulss che era stata proposta in “tempi non sospetti” ma si interroga su come sarà possibile mantenere la vocazione sociale senza le figure di riferimento: «I nuovi commissari, così come i direttori dei distretti, diventeranno dei meri esecutori, agli ordini del direttore generale» insiste Colamarco. « É paradossale: mentre in Lombardia si studia il modello veneto, per arrivare ad operare in maniera diffusa sul territorio, noi finiamo per seguire proprio il vecchio esempio dei nostri vicini, mettendo tutto nelle mani di una sola persona che difficilmente riuscirà a mantenere ugualmente alto lo standard di tutte le strutture, basti pensare che ci sono luoghi della Regione affollati da centinaia di migliaia di turisti e che hanno quindi bisogno di attenzioni particolari». Da mettere a punto, poi, anche la livella degli stipendi, dato che allo stato attuale con la nascita di Azienda Zero si potrebbero avere dipendenti che svolgono le stesse mansioni, per la stessa società, ma con compensi diversi a seconda di dove si trovano impiegati. La domanda è sempre la stessa: “Non era meglio includere le ultime idee nel sistema già operativo?»