Corriere del Veneto 16 gennaio

Ultime corse ieri da parte della Sanitrans con a bordo i malati di Alzheimer diretti nei centri diurni dell’Ire. Dopo di che, il servizio può considerarsi chiuso. A Mestre stessa sorta toccherà dal 1 febbraio. Qui si sta cercando di correre ai ripari. All’Antica Scuola dei Battuti è arrivata in soccorso la Pmg Italia, che ha concesso in comodato d’uso un pulmino da sei posti. Questo più un altro dovrebbero tamponare l’emergenza. Dal canto suo il Contarini, la struttura in terraferma dell’Ire, ha rimesso a nuovo un proprio pulmino. Il Comune infatti non ha ceduto alle pressioni di familiari e associazioni e alla «impossibilità di farci carico del servizio», come ribadisce Gianangelo Favaretto, direttore dei servizi Ire. Per Simone Venturini, assessore alle politiche sociali, «si valuterà caso per caso». L’ipotesi è di mettere a disposizione qualche operatore di assistenza domiciliare in modo mirato. Venturini rifiuta di definirlo un taglio di bilancio, ma di sicuro non usciranno più 700 mila euro di servizi in appalti, di cui 400 mila per Venezia e il resto in terraferma. «Non solo non ci sono soldi – spiega – ma per noi è una vera scelta: riportare in capo agli enti anche il trasporto. In tempi di vacche grasse se n’è fatto carico il Comune, ma nessuna città lo fa». «E’ vero – ammette Aldo Mingati, presidente della Scuola dei Battuti – Ma un conto è che un ente lo prevedesse da sempre, un conto è far fronte a un’emergenza in pochi mesi». «Dire che c’è la crisi e poche risorse è ovvio e lo capiamo – gli fa eco Gabriella Valmarana, alla guida dell’Ire – Dare un servizio in capo ad enti che hanno anch’essi ben poche risorse non è una soluzione». Il presidente della Municipalità di Venezia prova a mediare: chiede uno sforzo al Comune di trovare fondi e alla Sanitrans di abbassare i costi che per ora si aggirano sui 100 euro al giorno per utente. Cosa succederà? In laguna l’Ire sta riorganizzando i centri diurni, raggruppandoli nel nuovo Centro Servizi di San Giobbe, che può contare su 90 posti per persone anziane non autosufficienti e 16 per il diurno. «Il vicino imbarcadero Actv può essere comodo per chi viene da Murano – dice il direttore – Ma questo non è solo un servizio di trasporto: ci almeno 7 o 8 operatori che se ne prendono cura, li vanno a prendere, li preparano, li riportano». A Mestre le cooperative incaricate hanno finora usato 5 mezzi e impiegano 12 persone, il cui destino ora è tutto incerto. I due centri diurni sono frequentati da decine di persone: il Contarini ha una decina di posti, i Battuti 50 pari ad almeno 140 persone l’anno che li frequentano continuativamente dai 4 ai 7 mesi. «Con i pulmini approntati in questi giorni si affronterà l’emergenza – allarga le braccia Mingati – l’unica ipotesi è che le cooperative trovino uno sponsor. Di sicuro non vogliamo far cadere i costi sulle famiglie».