Gazzettino 16 aprile

VILLORBALa casa di riposo esce dalle quattro mura. Nel vero senso della parola. Nei prossimi sei mesi gli operatori di casa Marani, in collaborazione con il Comune, andranno a cercare e a incontrare i quasi mille anziani di Villorba che vivono da soli. «Andremo a stringere un contatto annuncia Enrico Giovanardi, direttore dell’ipab ci sono persone che non si rivolgono a noi e che non chiedono aiuto nemmeno nel momento del bisogno. È questo che ci ha spinto a uscire per incontrarle e dire loro che noi ci siamo, non solo per chi risiede nelle nostre strutture, me per tutti». L’obiettivo è iniziare a dare risposte anche a chi non arriva nelle sedi delle case di riposo. In primis organizzando dei nuovi servizi a domicilio. In prospettiva, poi, si pensa alla possibilità di inserire nelle strutture per anziani delle attività di carattere sanitario pensate proprio per chi vive situazioni di fragilità.

IL PROGETTOIl progetto è stato annunciato nel corso del convegno sulla terza età organizzato ieri da casa Marani con Marco Trabucchi, psichiatra, presidente dell’associazione italiana di psicogeriatria e docente di Neuropsicofarmacologia all’Università di Roma Tor Vergata. «Sono preoccupato dal fenomeno dell’invecchiamento e dall’attuale crisi della famiglia, che fatica a reggere la gestione dei propri anziani spiega c’è una crisi demografica, economica ma anche morale e civile». «La politica deve interessarsi in maniera più seria del problema. Servono alloggi protetti per gli anziani che vivono a casa senza famiglia e l’organizzazione di residenze a bassa intensità per le persone sole». C’è la necessità di rivedere anche le case di riposo tradizionali.

LA PRESENZA DEL PUBBLICO«La parte pubblica dovrebbe avere una presenza più forte sottolinea il docente Il pubblico o gestisce direttamente o deve mettere forti controlli sulla qualità». L’ultima nota riguarda il lavoro dei medici. «Oggi il 70% degli ospiti nelle strutture ha la demenza conclude Trabucchi dobbiamo affrontare il problema con competenza tecnica. La dipendenza delle strutture dai medici di famiglia è fuori dal tempo. Servono medici che costruiscano equipe stabili con gli altri operatori direttamente all’interno delle strutture per anziani»