Corriere del Veneto 21 gennaio

BELLUNO E’ stato licenziato dall’Usl 1 di Belluno perché non è rientrato dall’aspettativa, ma non è un furbetto. E’ un tecnico della prevenzione in servizio al Servizio di Igiene e Sanità pubblica, molto stimato prima che la sua situazione familiare ne fagocitasse la dimensione professionale. E’ una storia raccontata a una voce unica dall’azienda, che lo scorso 28 dicembre gli ha comunicato il licenziamento con preavviso a decorrere dal primo maggio 2016, dai colleghi, che gli sono stati vicini, e dalla Cgil, che lo ha assistito.
Tutto nasce due anni fa, quando la madre oggi 90enne dell’ispettore di vigilanza, che vive con lei nell’Agordino, si aggrava. E non è più in grado di stare da sola a casa. L’uomo, celibe, è l’unico a poterla accudire: il fratello è disabile e le due sorelle, sposate, abitano altrove. Il dipendente dell’Usl 1, a cui ora mancano sette anni per andare in pensione, chiede 24 mesi di aspettativa, nel rispetto della legge 104 del 1992, che concede benefici ai lavoratori impegnati nell’assistenza a familiari disabili. E li ottiene. Ma lo scorso ottobre, quando deve tornare al suo posto, non si presenta. «Non poteva lasciare la madre da sola e ha chiesto altri giorni — spiega Gianluigi Della Giacoma della Cgil, che ha seguito tutta la vicenda — la direzione gli ha accordato ulteriori due mesi, chiedendogli di trovare una soluzione. Mai trovata. Allora gli ha concesso il part-time: il tecnico avrebbe potuto stare a casa la mattina e lavorare il pomeriggio. Lui ha cercato disperatamente un centro diurno per anziani al quale affidare la madre di mattina, invano. Non ce ne sono nella sua zona e quello di Cortina è troppo lontano da casa, così ha dovuto rinunciare. Da parte dell’Usl c’è stata la massima collaborazione e disponibilità a venirgli incontro — assicura il sindacalista — e anche noi abbiamo cercato tutte le opzioni possibili. Ma non ce n’erano».
E allora l’ispettore ha scelto di non tornare più in azienda. Nemmeno per gli ultimi quattro mesi, rinunciando ad altrettanti stipendi. In caso di assenza prolungata scatterà infatti il licenziamento immediato. Ma la sua decisione pare definitiva. Ora dovrà vivere con la liquidazione e l’assegno di accompagnamento della madre disabile. «Abbiamo parlato tante volte con lui, cercando insieme una via d’uscita — racconta Pietro Paolo Faronato, che ha appena concluso il suo mandato di direttore generale all’Usl di Belluno — gli abbiamo mandato un preavviso, abbiamo cercato di convincerlo a tornare al lavoro. E’ stato tutto inutile». «Questa storia è la prova dell’inadeguatezza del licenziamento in 48 ore voluto dal governo Renzi per gli statali — riflette Fabio Zuglian della Cisl —. Una misura studiata per contrastare i furbetti del cartellino ma che rischia di penalizzare lavoratori costretti ad assentarsi non per responsabilità proprie».
E’ il quinto licenziamento disposto dall’Usl 1 (2400 dipendenti) nell’ultimo periodo. Ha fatto clamore il caso del primario di Ginecologia Carlo Cetera, arrestato nel 2011 per concussione aggravata (è stato accusato di aver intascato mazzette dalle pazienti interessate alla fecondazione assistita, per scavalcare le liste d’attesa). Nel 2013 uguale provvedimento ha raggiunto il direttore della Cardiologia di Pieve di Cadore, Jacopo Dalle Mule, che nell’ottobre 2012 aveva patteggiato sei mesi di reclusione (sostituiti con 45mila euro di multa) per abuso d’ufficio. Motivo: aver effettuato visite senza rispettare le liste d’attesa. Ha invece il posto per assenza ingiustificata e incompatibilità per un incarico accettato in un’altra struttura pubblica una dottoressa non rientrata dall’aspettativa. Ha infine violato il principio di incompatibilità pure un tecnico della prevenzione, prestando servizio altrove.