Gazzettino 5 gennaio

Pastiglie tra l’immondizia e blister vuoti. Il caso delle presunte terapie sbagliate somministrate ai disabili della comunità alloggio “Il Burraco” si fa sempre più complesso. Tutto parte dalla denuncia contro la Cooperativa provinciale servizi (Cps) sporta da Lucia Martins, ex socia-lavoratrice nella casa alloggio di Ponzano espulsa dalla stessa cooperativa. Secondo l’operatrice socio-sanitaria 46enne, difesa dall’avvocato Innocenzo D’Angelo, per anni sarebbero stati somministrati medicinali in modo errato da personale senza competenze: non da infermieri, ma appunto da operatori socio-sanitari. E ora spunta un documento interno della Cps, inserito nella memoria difensiva della Martins, che sembra lasciare pochi margini di interpretazione. «Durante il settimanale controllo è stata rilevata la seguente non conformità -ha scritto la responsabile nel maggio del 2013- nella scatola in uso mancano quattro pastiglie e uno dei due blister è tagliato a metà. Nel cestino della spazzatura del carrello non è stato trovato il pezzo di blister mancante e sono state trovate le sei mezze pastiglie corrispondenti al numero di pastiglie somministrate all’utente». «È molto grave che non ci sia corrispondenza tra il numero di pastiglie somministrate rilevabile dalle siglature nella scheda terapia e le pastiglie ancora contenute nei blister delle scatole -ha poi sottolineato- qualora si ripresentasse la medesima situazione di non conformità, la Cps prenderà provvedimenti a carico del singolo e/o del gruppo». Il documento si aggiunge alle pratiche già denunciate dalla 46enne. Tra cui la segnalazione che nel giugno del 2013 un ospite della struttura sarebbe finito all’ospedale per eccesso di farmaci. «La cooperativa ci obbligava a somministrare farmaci -ha raccontato la Martins, che prima ha impugnato il licenziamento, poi sporto una denuncia per mobbing e infine una sulle errate somministrazioni di farmaci- spesso facevamo noi il dosaggio perché non c’erano infermieri. E tante volte si è sbagliato mettendo a rischio la vita dei pazienti».