Il Corriere delle Alpi, 3 gennaio 2016

SOVRAMONTE Dai banchi di minoranza, lo avevano detto i consiglieri Massimo Trento e Danilo Moretton, che la casa di riposo per anziani autosufficienti, sarebbe stata un’operazione fallimentare. Così adesso che il gruppo di governo ha richiesto l’inserimento della struttura nel nuovo piano di zona, fra le offerte per anziani non autosufficienti, cioè malati e disautonomi ma titolari di un assegno erogato dalla Regione (quota di rilievo sanitario) che possono spendere dove vogliono, gli ex consiglieri e entrambi già candidati a sindaco, esprimono piena disapprovazione. «Ci siamo», premette Danilo Moretton. «adesso che il centro servizi di Sorriva è pronto, l’amministrazione è al bivio: gli anziani in condizione di autosufficienza restano a casa propria e non vanno in casa di riposo, quindi mancando l’utenza l’operazione rischia il flop. Così, il Comune azzarda il sorpasso senza mettere la freccia e fa in modo di aggiudicarsi le quote destinate agli anziani, quelli di Sovramonte o di altri comuni, che devono essere protetti in struttura, cambiando la “destinazione d’uso” della propria, altrimenti inservibile. Ma così facendo, mette in gravi difficoltà altre case di riposo che rischiano i letti freddi, cioè rischiano di perdere utenti e quote, perché adesso l’anziano destinatario di assegno regionale può scegliere la struttura che preferisce. Noi riteniamo che questa sia un’operazione assai scorretta, ma evidenziamo anche il fatto che i soldi pubblici sono stati erogati, a suo tempo, per una causa che era fallimentare in partenza». Gli ex consiglieri, quando agli inizi del Duemila si è cominciato a ragionare sulla futura casa di riposo e sulla donazione privata del terreno dove edificarla, avevano insistito che il progetto andava sostenuto in altra direzione. «Noi puntavamo a sostenere il turismo della terza età, nella struttura di cui si parla, mettendo a disposizione piccoli alloggi e camere agli anziani turisti della pianura. E avevamo suggerito l’attivazione di un modulo per gli anziani del paese che non potevano rimanere soli a casa di giorno o di notte. Il primo modulo, più consistente a livello di offerta, avrebbe potuto creare indotto nella comunità e sostenere in buona parte a livello finanziario, la gestione della struttura. Ora come ora, è impensabile avviare una casa di riposo, con i costi vivi che ci sono e con l’utenza che manca». «Il nostro timore», conclude Danilo Morettono interpretando il pensiero dell’ex collega Massimo Trento, «è che questa struttura, realizzata con i fondi pubblici, resti una cattedrale nel deserto. E segua il destino dell’operazione infausta della Val Maor».