Il palazzo di via Svezia a Padova brilla nella zona industriale grazie alle vetrate di un blu quasi elettrico, che riflettono il verde degli alberi e la noia grigia del cemento tutt’attorno. Al suo interno, su due pianerottoli, si trovano, una a fianco all’altra, la cooperative «Ipas» e «Athena», che si sono aggiudicate circa 9 milioni di euro del bando per i disabili del 2011 – quello finito sotto accusa per il caso di Ca’ della Robinia – e le aziende del consigliere regionale Leo Padrin (appena passato da Forza Italia ai tosiani), tra le quali spiccano la Stel Srl e la Servizi logistici Srl (in quest’ultima c’è un bel gruppo di soci, tra cui la Camera di Commercio e l’Unione degli Industriali di Padova, Interporto, Enaip). È qui il «cervello» che ha pensato di partecipare a quel bando del 2011, che sta scuotendo la Regione: «Ipas», che si aggiudicò 4,2 milioni per l’acquisto, a Monselice, di un capannone che doveva dare occupazione a 40 tra ex detenuti e persone con problemi di inclusione sociale, vi ha la sede legale.

Ma a questo palazzo, appunto, arrivano anche le telefonate di chi cerca la cooperativa «Athena», con sede in via Torino a Mestre, capace di «vincere» 5,1 milioni per comperare e ristrutturare la casa soggiorno alpino di Laggio di Cadore, nel Bellunese, per trasformarla in centro vacanze per i disabili e le loro famiglie. A Monselice, i soldi sono già stati tutti bonificati. A Laggio, invece, sono stati erogati «solo» 2,2 milioni: la parte rimanente arriverà quando inizierà il restauro. Da quei 9,3 milioni di euro (da restituire in 25 anni) non sono germogliati però i frutti sperati: nessuna delle «categorie sociali» indicate dal fondo regionale di rotazione , al momento, è presente: non ci sono ex detenuti a Monselice e nessun disabile è ospitato a Laggio. Il punto è che le due coop sono entrambe guidate da Moreno Lando. Non solo vicino di casa di Padrin: del presidente della commissione Sanità e Sociale del consiglio regionale, Lando è socio proprio in «Servizi logistici». Il sindaco di Este, Giancarlo Piva, si infervora. «Già tre anni fa abbiamo compilato un dossier sul caso di Monselice, consegnato al governatore Luca Zaia, oltre ad aver segnalato il caso alla conferenza dei sindaci dell’Usl», dice. «Le cooperative del nostro territorio sono state ignorate – incalza – ed è indegno che un bando di quel valore sia stato vinto dalla Ipas, che solo a maggio del 2012 ha cambiato il proprio oggetto sociale da cooperativa di lavoro a coop sociale ».

Si è scoperto un dettaglio interessante: fino a qualche giorno fa, all’ingresso del capannone dell’Ipas a Monselice, dove appunto dovrebbero lavorare ex detenuti e disabili, faceva capolino il simbolo della «Servizi logistici srl», la società di Padrin. Perché? La «Servizi logistici» si serviva in qualche modo di questo capannone acquistato con i soldi per i disabili? Giovedì il cartello non c’era più. Spostandoci nel Bellunese, Athena si è aggiudicata un finanziamento ancora più ingente, il più cospicuo dell’intera graduatoria regionale: 5,1 milioni necessari ad acquistare (per una quota del 70%, del valore di 1.750.000 euro) e poi ristrutturare la casa di proprietà dell’Associazione famiglie rurali di Vittorio Veneto, 68 camere che dal 1986 garantiscono ferie estive ed invernali per quasi 6 mila pernottamenti all’anno. Il piano di trasformazione dell’ex preventorio per la cura della tubercolosi in un moderno centro vacanze a misura di handicap è stato curato da un gruppo di professionisti, fra i quali l’architetto Silvia Moro e l’ingegnere Fabio Chies, rispettivamente assessore provinciale a Treviso e presidente del consiglio comunale di Conegliano, entrambi candidati alle Regionali nella lista di Forza Italia ed ambedue soci dell’europarlamentare Remo Sernagiotto nella società che gestisce la country house azzurra sul Montello. «Un progetto splendido dal punto di vista sia funzionale che estetico – commenta Alessandro Toffoli, vicepresidente dell’Associazione famiglie rurali – che non vediamo l’ora di attuare, insieme naturalmente agli amici di Athena, dai primi di settembre. Avremmo potuto avviare il cantiere a gennaio, ma abbiamo rinviato di nove mesi per non pregiudicare la stagione estiva». Anche le 800 anime di Laggio attendono il taglio del nastro sperando nell’indotto. «Si lavorava abbastanza, fino a 4 o 5 anni fa c’era un certo movimento», spiega Mario, barista. Ora, invece, con Athena è tutto fermo. Nella parte posteriore dell’edificio, l’intonaco sta iniziando a staccarsi e la ruggine si sta impadronendo di ringhiere e corrimano. Qua e là, sedie abbandonate, vecchie scope, una lavatrice lasciata sotto le intemperie.