Nuova 30 dicembre

Una “casa” con personale medico dove far morire in modo dignitoso i malati terminali. Sette sigle di volontariato (Amcet, Andos, Cittadinanzattiva, Cuore amico, Emodializzati, Lilt, Tribunale per i diritti del malato) tornano a chiedere l’hospice, previsto nel piano sociosanitario regionale, auspicato dal direttore generale dell’Asl 14 Giuseppe Dal Ben e dal sindaco Giuseppe Casson, che dovrebbe indicarne il sito, ma finora rimasto lettera morta. Le associazioni hanno preparato una lettera-appello che sarà inviata a tutti gli enti coinvolti per chiedere che la situazione si sblocchi. «Le promesse non bastano più», spiega Emilia Scarpa, presidente di Amcet, «chiediamo che le istituzioni realizzino ciò che è già previsto sulla carta da anni. Sarebbe bello che tutti potessero morire nella propria casa, tra le braccia dei propri cari, ma sappiamo che spesso non è possibile e per i chioggiotti non rimane che il ricovero in ospedale o chiedere ospitalità fuori città». La struttura che più si avvicina a una casa è l’hospice che permette al malato di portare oggetti da casa, animali, di stare con i propri cari a qualsiasi ora, vivendo gli ultimi mesi “quasi” come se si rimanesse nel proprio domicilio. Nel Veneto esistono 20 hospice per adulti (due a Padova) e uno pediatrico, tutti gestiti dal sistema sanitario pubblico. «Chioggia ha tutti i numeri per pretenderne uno», spiega Gianluca Sartore, medico palliativista, «tanto più che il Piano sociosanitario già lo prevede (11 posti letto). Chioggia ne ha diritto da un punto di vista etico, ma anche strettamente economico. Un ricovero normale per un malato terminale costa 800 euro, lo stesso ricovero in un hospice costa la metà. Se poi parliamo di ricoveri intensivi il divario è ancora maggiore». Un anno fa Dal Ben aveva dato la sua disponibilità chiedendo al sindaco di indicare il sito. «Proposte ne sono state fatte tante», spiegano i responsabili delle associazioni, «corte Salasco a Cavanella, scartata perché troppo lontana, un piano della casa di riposo, un edificio della Barca di Ridotto Madonna o un’ala dell’ospedale. Se ne parla da un anno, ma nei fatti siamo a zero. Strutture ce ne sono, basta solo decidere e farlo in fretta».