Il Gazzettino, 3 giugno 2019

SOCIALE MESTRE Sono tanti. Tantissimi. Più di quanti si possa immaginare, i ragazzini seguiti dai Servizi sociali del Comune di Venezia. 800 tra Mestre e Venezia, ma la stragrande maggioranza è concentrata in terraferma. E finalmente sono dati certi dal momento che, dopo la riorganizzazione dei Servizi voluta dall’assessore Simone Venturini, tutto è stato centralizzato togliendo di mezzo le Municipalità – e dunque se non altro si conoscono i numeri esatti. Questi 800 minorenni sono seguiti da 41 operatori sociali del Comune fino a qualche anno fa erano 57 e, tolte le incombenze burocratiche, le malattie, i permessi, le ferie, gli orari ridotti dall’impossibilità di sforare con gli straordinari, ognuno di questi operatori segue una trentina di minori.
CHI SONO Si tratta di ragazzini che per l’80 per cento vive in famiglie problematiche, con parenti che li picchiano o che ne abusano e quindi in situazioni di enorme difficoltà, mentre un 20 per cento vive in famiglie normali e, però, fa parte di quel fenomeno che è arrivato all’attenzione di tutti con il caso delle baby gang. Si tratta cioè di ragazzini più di 150 che, per i motivi più diversi, hanno imboccato la strada che rischia di portarli in galera. L’unico tratto che li accomuna è l’abuso di sostanze stupefacenti, cocaina in particolare, che si trova sul mercato a 5 euro a dose, ormai. Il meccanismo dell’aggregazione è sempre lo stesso: c’è il capetto, che è il più cattivo anche se spesso il meno intelligente – il quale riesce a tirarsi dietro un numero più o meno consistente di ragazzini. L’età media è scesa tantissimo e ormai nelle gang si entra tranquillamente anche a 11 anni e, quando si arriva alla maggiore età, si è già fatto incetta di violenza, data e ricevuta.
DOVE SONO Ma se fino a qualche anno fa l’epicentro di questo malessere era Marghera con 300 minorenni seguiti dai Servizi sociali – adesso si registrano casi difficili in tutti i quartieri di Mestre, compresi quelli del centro. E anno dopo anno purtroppo si assiste ad un continuo calo dell’educazione intesa come rispetto minimo per gli altri. In strada vale solo la legge del più forte e il dogma che chi è debole è un perdente. E i deboli sono gli anziani e gli stranieri. Gli anziani sono il supermercato all’aperto dei portafogli, i bengalesi sono invece il luna park del divertimento quando si tratta di far vedere chi comanda nel gruppo. Ed è così che le bande di ragazzini, sempre strafatti di alcool e cocaina, si lanciano in raid ladreschi o punitivi nei confronti dei bengalesi.
RECUPERO DIFFICILE Ma adesso che alcuni sono stati arrestati e parecchi di loro sono stati individuati e segnalati che cosa succede? Che per ognuno di loro dovrebbe partire un percorso individuale e familiare di recupero, percorso che si scontra con i tagli fatti non solo dal Comune – che almeno ha razionalizzato il Servizio – ma soprattutto dall’Ulss Serenissima che nel campo delle tossicomanie – e della psichiatria infantile – è da parecchi anni che continua a tagliare. E siccome ognuno di questi ragazzini – per non dire dei familiari – ha spesso contemporaneamente problemi di abuso di sostanze stupefacenti, ma anche se non soprattutto di equilibrio mentale, sarebbe indispensabile un intervento coordinato tra Ulss, Comune, forze dell’ordine e Tribunali. E invece, quando si tratta di intervenire, tutti fanno un passo indietro e delegano alla polizia. Come se la repressione potesse bastare a risolvere il problema di centinaia di piccole schegge impazzite, piene di alcool e cocaina, che girano per la città. Il rischio è che gli 800 di oggi, che sono già un numero elevato, diventino mille domani.