Corriere del Veneto, 26 aprile 2019

VOLPAGO DEL MONTELLO (TREVISO) Chiuse le indagini sulla morte di Adriana Bortolotti, si profila il processo per la direttrice e due operatrici socio sanitarie della casa di riposo Guizzo-Marseille di Selva del Montello. La direttrice Barbara Militello 56 anni, e le Oss Lisa Sollemi 47 anni e Viviana Micalizzi 41 anni, sono accusate di omicidio colposo. La pensionata 95enne, originaria di Bergamo, è morta l’11 aprile 2018 per le conseguenze di una caduta dalle scale. L’incidente, si era verificato la mattina del 10 aprile di un anno fa. Secondo la ricostruzione della procura, la signora era stata preparata per scendere in soggiorno e sistemata su una sedia a rotelle, di quelle a spinta assistita, alla quale era stata opportunamente assicurata con le cinghie di sicurezza. Le operatrici in servizio in quel reparto, che avrebbe dovuto accompagnarla, l’avrebbe però lasciata in corridoio da sola, in prossimità del vano scale, per occuparsi dell’igiene di altri pazienti. E proprio in quel lasso di tempo si era consumata la tragedia. L’anziana si sarebbe, infatti, sporta fino a raggiungere il corrimano, sul quale si sarebbe aggrappata trascinandosi fino alle scale e finendo col cadere con la sedia che, contesta la procura, «era priva di sistemi di frenata».
Il ruzzolone – Un ruzzolone per un’altezza di circa sette gradini, che le ha provocato lesioni gravissime che, 24 ore dopo, l’hanno portata alla morte. I famigliari avevano presentato un esposto chiedendo chiarezza. Alle due operatrici, difese dagli avvocati Alessandra Nava e Nadia Forlin, il sostituto De Donà contesta la «colpa generica» perché avrebbero «per imperizia e imprudenza, omesso di sorvegliare la Bortolotti, nonostante le sue precedenti e frequenti cadute, consentendo così che si trascinasse fino alle scale dove è caduta». Alla dirigente Militello, difesa dall’avvocato Giovanna Bertolani, la procura contesta invece la «colpa specifica» perché non avrebbe «valutato adeguatamente i rischi di caduta per la presenza della scala, non adottando misure che impedissero l’autonomo accesso da parte degli anziani» ma anche per non aver «predisposto un modello organizzativo e procedurale di gestione, movimentazione e sorveglianza in sicurezza degli ospiti». Secondo quanto ricostruito dalle indagini infatti, la 56enne, avrebbe «tollerato o colposamente ignorato una prassi in base alla quale gli ospiti venivano lasciati in corridoio da soli mentre le operatrici si occupavano degli altri anziani, senza assicurarsi delle condizioni di pericolo e sicurezza degli stessi». Una prassi che, si difendono le operatrici, sarebbe stata adottata per far fronte alla carenza di personale. «Alla mia assistita era stato detto di seguire quella procedura – spiega l’avvocato Alessandra Nava che difende Sollemi -, perché con i problemi di organico presenti nella struttura, meglio non si poteva fare. Lei aveva segnalato la necessità di un sistema di sicurezza sulle scale, visto che c’erano state precedenti cadute. Ma non è stata ascoltata».