Gazzettino 12 gennaio

Poco riposo e tanto lavoro per i dipendenti dell’Usl di Treviso. Infermieri e operatori sanitari sono contati. Al Ca’ Foncello sostituire chi manca può rivelarsi un’impresa. Soprattutto dopo l’applicazione della normativa europea, scattata definitivamente lo scorso novembre, che impone 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, pena multe all’azienda sanitaria. Spesso non è possibile rispettare tali vincoli: per coprire un buco si tagliano i riposi. E i sindacati dicono che l’Usl chiederebbe al personale di firmare una deroga in modo da assumersi la responsabilità del mancato rispetto della normativa in materia di orario di lavoro. «È incredibile – attacca la Federazione italiana autonoma lavoratori sanità (Fials) guidata da Gianluca Martin -: per la copertura di malattia e infortunio l’Usl 9 addebita al lavoratore la richiesta di deroga alla normativa». Per essere ancora più chiara la Fials ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il modulo incriminato. «Pericolo – recita il bollino appiccicato sopra il foglio – : vi consigliamo di non firmare». L’avvertenza è già stata fatta rimbalzare sui social network da decine di dipendenti.
Anche la Fp-Cgil ha le orecchie alzate. «Ci è arrivata la voce di questa pratica e stiamo verificando – conferma Ivan Bernini – e nel momento in cui dovessimo intercettare moduli del genere ci rivolgeremo subito all’ufficio provinciale del lavoro». Il punto è che i circa 4.600 dipendenti dell’Usl non sarebbero sufficienti. «Per rispettare la normativa europea serve personale – spiega il sindacalista – oggi sta esplodendo il fatto che evidentemente non ce n’è a sufficienza: serve personale per far funzionare i servizi e per rispettare le normative in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, perché di questo stiamo parlando». Il paradosso è che la firma della deroga da parte dei dipendenti che accettano di tagliarsi i riposi non eviterebbe le multe all’Usl. «Non si può derogare a una legge – sottolinea Bernini – va rispettata sia dai lavoratori che dall’azienda». E il conto della sanzioni rischia di essere salato: da 350 a oltre 600 euro per ogni mancato rispetto della normativa sugli orari.