La Nuova, 16 dicembre 2015

Sciopero dei medici per tutta la giornata di oggi: a incrociare le braccia saranno i camici bianchi ospedalieri, quelli di famiglia, i pediatri di libera scelta e gli specialisti ambulatoriali interni. Una protesta che per la prima volta vede unite tutte le sigle sindacali e di categoria contro il governo. «Non vengono chiesti soldi ma che si ascolti la nostra voce, cosa che finora non è mai accaduta», sostiene Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei Medici provinciale. «Vogliamo curare la gente e cerchiamo di far recepire il messaggio. Ma se la risposta è quella di rinviare di un anno la direttiva europea sugli orari di lavoro, e di conseguenza le assunzioni necessarie, allora proprio non ci siamo». Oggi in tutta la provincia le aziende sanitarie garantiranno i servizi minimi essenziali, vale a dire emergenze e urgenze, così come saranno in servizio le guardie mediche, «ma alla fine tanti di noi saranno comunque in servizio, pur aderendo allo sciopero, perché se non lavoriamo le liste di attesa si allungano, poi ci sono le visite ambulatoriali che slitterebbero, e comunque molti medici devono assicurare i minimi imposti dal Ministero negli ospedali», aggiunge Leoni. L’assessore Coletto. A rischio, con lo slittamento della direttiva europea, ci sono le 200 assunzioni che tra fine 2015 e tutto il 2016 dovevano riguardare gli ospedali veneti. «Basta con il gioco delle tre carte», afferma l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto. «Se non ci sono i fondi per assumere i medici, che il Governo riveda i tagli imposti a luglio». Il fabbisogno dell’Asl. Sono almeno 50 i medici che mancano nelle strutture ospedaliere dell’Asl 12, un dato che l’Ordine cita per far capire la situazione. «Specie in settori fondamentali come l’emergenza/urgenza dove i ritmi di lavoro sono più sostenuti e le carenze di organico pesano, ma anche per il territorio, pena l’impossibilità a garantire l’assistenza», rimarcano Sunai e sindacato Fvt degli urgentisti. Disagio. Quello che vivono anche gli odontoiatri dell’Andi, come spiega Stefano Berto: «Aderiamo alla protesta dei nostri colleghi. Noi dentisti siamo ormai diventati esattori per conto dello Stato attraverso il modello 730, con scadenze allucinanti e sanzioni fino a 50 mila euro. Abbiamo già fatto ricorso al Tar». C’è poi la posizione di Gabriele Gasparini, responsabile dei radiologi dell’Snr. «Il nostro ruolo è prezioso, ma in dieci anni è raddoppiato il volume di lavoro con appena l’1 per cento in più di nuovi assunti. In provincia di Venezia siamo solo in cinque a far fronte alle emergenze neurologiche, ciò significa che puoi essere chiamato in qualsiasi momento per evitare che una persona resti paralizzata o in coma, e da sei anni non ci rinnovano il contratto di settore». I più vecchi. La statistica è chiara: i medici italiani sono i più vecchi d’Europa. Uno su due ha più di 55 anni. Ogni anno in Italia si laureano 10 mila nuovi medici e migliaia di giovani tra gli infermieri. Non trovano posto, così migrano all’estero. Turnover. «Manca, è un dato di fatto, e così aumentano i precari e la pressione su chi lavora», aggiunge dal sindacato degli ospedalieri, Andrea Zancanaro. «I turni sono massacranti e la gente è stanca. Finora il lavoro negli ospedali si è sempre sorretto su straordinari e turni pesantissimi, talvolta neppure retribuiti. Invece di intervenire sugli sprechi ci si concentra su una cosa sola: liberare i letti. Una persona ha la polmonite? Devi farla uscire entro 7 giorni, punto, altrimenti ti tagliano lo stipendio».