SanMarcoInLamis.eu
17 dicembre

Lunedì sarà il giorno della verità per la sanità pugliese: a Bari verranno pubblicati i “bersagli” dello studio di 400 pagine del Sant’Anna di Pisa. Una fotografia impietosa del sistema, con carenze, fallimenti e opportunità delle Asl, privati accreditati, policlinici e Irccs. La provincia di Foggia, visto il “tasso di ospedalizzazione più alto della Puglia”, subirà un taglio di 120 posti letto solo negli ospedali Asl (Cerignola, San Severo, Manfredonia e Lucera). Questo significherà rinunciare “ai reparti che hanno un tasso di occupazione inferiore al 60 per cento”, ovvero ben al di sotto della soglia minima prevista dal ministero che è dell’85 per cento.
Le note amare le suona il direttore del dipartimento Promozione della salute, Giovanni Gorgoni, durante la conferenza di servizi dell’Asl foggiana: “Il rapporto posti letto-abitanti in provincia di Foggia, che adesso è di 4,2 ogni mille, scenderà a 4 – spiega a l’Immediato il supermanager voluto da Michele Emiliano -, ben al di sopra dello standard nazionale che è di 3,7. La Capitanata, se è vero che ha una composizione orografica particolare, è connaturata da un eccesso di posti letto che nessuno riesce ancora a spiegare, soprattutto nella piana del Tavoliere. Interverremo per ridisegnare l’offerta, eliminando i reparti in eccesso per i quali i costi superano di gran lunga l’efficienza”. Detto in altri termini, 120 posti letto in meno circa.
A questo, si aggiungono i problemi legati agli alti tassi di inappropriatezza(ricoveri che potrebbero essere evitati), soprattutto per alcune patologie, scompenso cardiaco e diabete in primis. Il dg di Piazza della Libertà, Vito Piazzolla, si spinge più in là nelle previsioni, annunciando una riduzione fino a 3 posti letto per mille abitanti: “Se si considerano i privati (con gli istituti di ricovero a carattere scientifico, quindi San Giovanni Rotondo) e gli Ospedali Riuniti – ha spiegato – si dovrebbe passare dagli attuali 2400 posti complessivi a 1930”. Un salasso, dunque, che sarà ancor più necessario in virtù del decreto numero 70 che fissa regole nuove sui turni del personale.
Con l’impossibilità di assumere che va avanti ormai da diversi anni, gli organici sono allo stremo. “Non è vero che potevamo evitare il blocco totale del turnover come dice qualcuno – ha spiegato il direttore regionale dell’Ares ed ex assessore alla Salute della Giunta Vendola, Ettore Attolini -, le scelte che abbiamo adottato sono state imposte dal ministero dell’Economia e delle finanze”. Eppure, nel Lazio (regione sottoposta a Piano di rientro come la Puglia), nessuno ha mai pensato di bloccare il ricambio all’interno degli organici. “Abbiamo 300 milioni in meno sul personale rispetto alla Toscana – ha chiosato Piazzolla -, per di più la media d’età è molto alta e non possiamo nemmeno formarli adeguatamente”.
La fase due del piano operativo, infatti, dovrà puntare alla riduzione progressiva del tasso di ospedalizzazione (più alto del 40 per cento nelle aree territoriali con un livello di istruzione più basso) e all’aumento della prevenzione attraverso il territorio ed i privati (al momento è lontana la soglia di investimento del 5 per cento delle risorse disponibili). È un momento di tempesta, dunque, per la sanità pugliese.
“Per ora abbiamo una disponibilità finanziaria di 7 miliardi e 70 milioni – chiarisce Gorgoni -, da Roma ci hanno promesso che l’anno prossimo le risorse aumenteranno. Ma sono già impegnate se si pensa ai nuovi Livelli essenziali di assistenza che impegneranno 800 milioni di euro in più e al rinnovo dei contratti, per i quali dovranno essere destinati 1,5 miliardi di euro. Intanto, chiuderemo con meno 50 milioni di euro il bilancio dopo anni con il segno più. Per tentare il recupero avremo bisogno di idee, di ripensare la sanità. Anche perché se avessi dieci euro, e ne investissi 9 sugli ospedali, ridurrei solo dell’11 per cento il tasso di mortalità; mentre con solo 1,5 euro investito negli stili di vita, ridurrei lo stesso indice del 44 per cento”.
Offrire prestazioni ospedaliere adeguate senza risorse e personale sarà sempre più difficile. “Il dm 70 mi fa ripugnare l’obbligo di dover fare le cose che potevano esser fatte dieci anni fa – ha concluso Gorgoni -, arriveremo ad un rapporto di posti letto del 3,41 in Puglia, nella consapevolezza che abbiamo un maggiore bisogno di posti per le post acuzie, che dovranno passare dallo 0,4 allo 0,7 per cento. Verranno ridotti i reparti doppione a pochi chilometri di distanza e si spingerà verso forme di integrazione tra le varie anime del sistema”. Proprio l’idea che stanno cercando di mettere in piedi Piazzolla e il direttore generale degli Ospedali Riuniti, Antonio Pedota.