Corriere del Veneto, 7 maggio 2019

VERONA «Per strada, quando mi incontra, la gente mi chiede come mai deve aspettare così a lungo per un’operazione. Così ho deciso: lo faccio per la mia comunità. E non posso, né voglio, chiedere soldi». La firma è attesa per martedì 7 maggio: sarà il primo esperimento di «volontariato medico» in un ospedale del Veneto e ci sono diversi aspetti legali da limare. Francesca Sordo, 71 anni e già primario di Anestesia al «Mater Salutis» di Legnago, città dove è stata assessore ai Servizi sociali fino al 2015, ha deciso di rimettersi il camice, gratis. Lo farà per arginare l’assenza di anestesisti (ce ne sono 11, dovrebbero essere 20) nell’ospedale veronese.
Dottoressa come si è accordata con l’Usl scaligera? «Sono stata chiara: ho chiesto di mettermi a disposizione per alcuni turni, in modo da consentire il lavoro di équipe che altrimenti verrebbe rimandato. Non mi interessa lavorare semplicemente, sarei andata nel privato, ma essere utile. E non voglio sostituire nessuno: se ci saranno abbastanza anestesisti, me ne andrò ben volentieri».
Quando ha deciso di tornare in corsia? «Ho visto che c’era una reale necessità da parte di chi vive a Legnago, nella Bassa Veronese e in quella parte della provincia di Rovigo che fa riferimento al nostro ospedale. A farne le spese sono le persone più deboli, anziani che devono trovare qualcuno che li accompagni in altri ospedali per ridurre i tempi. E non tutti hanno familiari che possano farlo. Ho capito che ricominciare a lavorare al Mater Salutis poteva essere un nuovo tipo di volontariato, un modo di stare accanto a chi ha davvero bisogno».
Da quanto tempo è in pensione? «Dal gennaio 2013, ma non ho mai smesso di esercitare. Prima ho lavorato per alcune cliniche, ma ho capito che non faceva per me, poi ho mi sono impegnata nell’ambulatorio gratuito gestito dall’Usl scaligera per le persone in stato di povertà».
Lei ha manifestato per la salvaguardia dell’ospedale di Legnago. «Sono seriamente preoccupata: il Mater Salutis serve un bacino molto ampio, ma per quanto riguarda gli anestesisti è sottodimensionato anche rispetto agli altri ospedali veronesi».
Gli anestesisti, insieme ai medici del Pronto Soccorso, sono le figure più difficili da reperire dappertutto. Che succede? «Sono tra le specialità meno pagate e più rischiose, comprensibile che un neolaureato, potendo scelga altro, magari qualcosa che renda in libera professione. Ma è anche vero che la politica e le Università hanno sbagliato i conti: è almeno un decennio che questo problema è noto».
Sicura di non pentirsene? «Questa scelta è un impegno, certo, ma un peso solo fino a un certo punto: non saprei stare senza il mio lavoro. Per me tornare in corsia è come una boccata d’ossigeno».