SAN POLO DI PIAVE Il paradosso è quasi clamoroso: da una parte la Regione bacchetta le coop che sono in ritardo nella realizzazione dei progetti (è il caso di Ca’ della Robinia, Athena e Ipas), dall’altro “rallenta” quelle che si stanno dando da fare per rispettare pedissequamente i cronoprogrammi dei lavori. Lo sa bene Romolo Romano, presidente della cooperativa sociale Vita Down di San Polo di Piave (Treviso): la sua realtà ha ottenuto, sempre con il fondo di rotazione del 2011, 2,5 milioni di euro per restaurare un fabbricato rurale e farlo divenire una “country house” in cui far lavorare persone con la sindrome di Down. Le beghe di bilancio dei mesi scorsi, e ora il marasma che è nato con le inchieste legate al bando e al fondo di rotazione, hanno di fatto chiuso i rubinetti a questo progetto. Romano, l’altro ieri, ha preso carta e penna e ha denunciato la situazione al governatore Luca Zaia e all’assessore Davide Bendinelli. Nella diffida, Vita Down invita la Regione a provvedere ai pagamenti dei fornitori e dei lavoratori impegnati nella realizzazione della “country house” e intima l’ente regionale a rivedere il congelamento e la revoca dei finanziamenti concessi dal bando. «Chi ci mette l’anima come noi viene trattato come chi ha fatto malanni incamerando soldi pubblici» denuncia Romano. «Quest’inchiesta ci sta danneggiando fortemente: fermare prudenzialmente l’erogazione dei fondi, nel nostro caso, equivale a bloccare il progetto e soprattutto a non poter pagare aziende e imprese che hanno già compiuto i loro lavori». Nello specifico, Vita Down ha già ottenuto 1,1 milioni, completamente impegnati nel restauro dell’immobile di San Polo di Piave che ospiterà la “country-house”. Basta recarsi a San Polo di Piave per toccare con mano che quel progetto è tutt’altro che virtuale. La Regione, tuttavia, non ha ancora liquidato una somma pari 446 mila euro per lavori già effettuati dalle imprese appaltanti: «Chi si è occupato dei serramenti, per esempio, avanza da gennaio almeno 130 mila euro. La richiesta di liquidazione è del 7 gennaio e dalla Regione non abbiamo mai ricevuto risposta. Ci sono ditte che, per questa situazione, si trovano in una sofferenza tale da pregiudicarne l’attività. Le stesse banche hanno bloccato anticipazioni e crediti ad alcune di queste imprese, perché non si sentono più garantite dai contratti dei lavori stipulati con la nostra cooperativa». Alcuni fornitori hanno per questo sospeso le attività in cantiere. A marzo, inoltre, la coop aveva chiesto alla Regione la nomina di un collaudatore, ma a tutt’oggi la richiesta non ha avuto riscontro dagli uffici regionali. Vita Down aveva in previsione di inaugurare la struttura a novembre, ma il ritardo nelle erogazioni e l’inchiesta di queste settimane rischia di far slittare il taglio del nastro di parecchi mesi. La sospensione del prestito, manco a dirlo, sarebbe un colpo mortale. Sottolinea il presidente: «Abbiamo dovuto “liberare” tre professionisti – un cuoco, un cameriere e un educatore – con cui avevamo stretto un accordo di collaborazione: non potendo rispettare le tempistiche di occupazione, abbiamo lasciato loro la libertà di trovare altre occupazioni». Vita Down vuole assolutamente marcare la distanza dalla vicende giudiziarie toccate ad altri enti beneficiari del fondo del 2011: «La coop è interamente composta da genitori che hanno figli con sindrome di Down e che dunque saranno impegnati in questo centro: siamo dunque tutti più che mai interessati a vedere realizzata questa realtà, una tappa fondamentale per il futuro dei nostri figli. Venire accostati a inchieste giudiziarie e a cooperative che hanno agito maldestramente è quanto di più umiliante ci possa essere. In questo senso, siamo pronti a procedere anche per vie legali».