Gazzettino

«I soldi non arrivano, saremo costretti a chiudere le scuole d’infanzia di San Donà».
A lanciare l’allarme è don Edmondo Lanciarotta, parroco di Mussetta e referente delle scuole d’infanzia della zona. Da tempo i bilanci delle sei materne del Sandonatese sono in rosso. Si tratta delle scuole di Mussetta (anche nido), in centro di San Luigi e della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore, mentre nelle frazioni si trovano a Fossà, Calvecchia, Chiesanuova. In totale si occupano di circa 600 piccoli e danno lavoro a circa 30 maestre. «Non sono stati versati tre anni di contributi dello Stato – spiega il sacerdote -. Finora abbiamo resistito anche lasciando da 4 anni la retta invariata: il costo della vita è cresciuto, ma non vogliamo aumentare i costi per le famiglie». Un aumento che sarebbe dovuto essere tra i 20 e i 30 euro al mese, con rette che sarebbero così passate dagli attuali 130-140 euro a 160. «Siamo al limite – continua il sacerdote -. Stiamo già razionalizzando tutti i costi, come le spese di cancelleria, ma i margini di manovra sono ormai ridotti. Inoltre nelle materne della zona offriamo una certa qualità di servizi, ad esempio alle 7,30 tutte le sedi sono già aperte e pronte per accogliere i bambini». Per pagare il servizio finora hanno provveduto il Comune e le parrocchie dovendo affrontare molte difficoltà e talvolta gli stessi dipendenti hanno percepito lo stipendio in ritardo. Le parrocchie arrivano a raccogliere dai 5 ai 10mila euro l’anno, anche attraverso feste promosse in questi giorni, possibili grazie a molti volontari. «Cerchiamo di mantenere questo spirito, ma non si può più andare avanti così». Il Comune contribuisce con 430mila euro l’anno distribuiti nelle sei sedi, ma anche questa somma sembra destinata a diminuire. «Abbiamo una buona convenzione del Comune – continua il parroco -. Non vogliamo porci in contrasto, ma se ci saranno ulteriori tagli non potremo continuare. Mi chiedo cosa accadrà se non saranno tutelate scuola e famiglia. Se il Comune facesse pressione per ottenere i contributi al Ministero all’Istruzione non dovrebbe versare nulla. Non vogliamo organizzare scioperi, però il rischio è che vengano a mancare servizi come l’assistenza, la formazione e l’istruzione preziosi per la crescita dei bambini. Un taglio sul futuro della città».