Gazzetta di Reggio
11 gennaio

Anziani, disabili, persone non autosufficienti, minori in difficoltà: di questo si occupa la nuova Asp che è operativa dallo scorso primo gennaio ma che soltanto oggi, con l’assemblea dei soci, si costituirà formalmente. Un fatturato di trenta milioni di euro colloca Reggio al secondo posto dopo l’Azienda Servizi alla Persona di Bologna, ma per tutti gli altri indicatori, quella che vedrà la luce ufficialmente oggi si candida ad essere la principale Asp di tutta l’Emilia Romagna. Ad esempio per il numero dei dipendenti, attorno ai 600, ma anche per la quantità dei servizi erogati. Sono più di un migliaio le famiglie che fanno riferimento alle strutture che prima erano gestite o da Osea o da Reggio Emilia Terza Età. Anche il patrimonio immobiliare di questa nuova azienda è di tutto rispetto: attualmente aperte ci sono 7 case protette a cui si aggiunge la Casa di riposo Omozzoli Parisetti, in via Toschi. Poi sette centri diurni per anziani, sparsi sul territorio secondo lo schema delle “defunte” circoscrizioni a cui si aggiunge il Villaggio Belvedere, dove si concentra gran parte dell’attività rivolta ai minori in difficoltà. Attualmente sono circa un centinaio i ragazzi seguiti e assistiti dal personale dell’Asp. Per quanto riguarda la composizione societaria della nuova azienda è nettissima la predominanza del pubblico: il Comune di Reggio detiene oggi il 97%, mentre il restante 3% se lo dividono la Provincia e i privati soci storici degli enti benefici che storicamente si occupano di welfare.

REGGIO EMILIA Oggi nasce la nuova Azienda dei servizi alla persona, frutto della fusione di Reggio Emilia Terza Età (Rete) e Osea, l’ente che ha a sua volta ricompresi l’Opera pia Artigianelli e l’Istituto Santi Pietro e Matteo. Si tratta di una delle più importanti realtà nel campo del welfare pubblico di tutta l’Emilia Romagna. In particolare – per quanto riguarda il numero dei dipendenti e la portata dei servizi erogati – si tratta della più importante Asp dell’Emilia Romagna. Invero, la fusione tra le diverse componenti della nuova Asp è già operativa dal primo gennaio, ma quello di oggi è comunque un appuntamento importante. In municipio a Reggio si tiene infatti la prima assemblea dei soci della nuova Azienda, chiamati ad approvare gli atti costitutivi e soprattutto a decidere i tre componenti del futuro consiglio d’amministrazione dell’ente. Comune di Reggio, Provincia e i soci privati devono indicare i tre da cui poi uscirà il nome del presidente. Nulla di ufficiale, almeno fino a quando non si riunirà l’assemblea ma sembra scontata la nomina di Raffaele Leoni alla presidenza della nuova azienda. L’ex presidente di Rete è stato infatti colui che più di tutti è stato protagonista in prima persona del percorso che ha portato all’unificazione. Rispetto a quanto prevedeva la Regione, il Comune di Reggio – socio di maggioranza della nuova azienda – ha deciso di accelerare i tempi: «In teoria – spiega l’assessore al welfare del Comune, Matteo Sassi – avremmo avuto tempo fino alla fine del nostro mandato, ma noi abbiamo voluto accelerare per dare solidità a un sistema che per decenni ha saputo garantire servizi di qualità e intende continuare a farlo, nonostante un quadro generale di risorse in costante calo. Vogliamo innovare ancora ed essere aperti a sinergie e collaborazioni con il privato-sociale, senza abdicare alla guida pubblica». All’atto pratico, per l’utenza – più di un migliaio le famiglie di anziani, disabili, minori in difficoltà che hanno quotidianamente a che fare con i servizi della nuova Asp – non cambierà molto. E non cambieranno nemmeno le rette che vengono fissate dalla Regione. Allo stesso modo, il vice sindaco di Reggio, è convinto che non dovrebbero esserci particolari problemi nemmeno nelle relazioni sindacali. «Certo – dice Sassi – il tavolo con le organizzazioni sindacali resta aperto, ma mi pare di poter dire che proprio i lavoratori, assieme alle famiglie dei nostri utenti siano tra i primi ad apprezzare che, a fronte di un dibattito che non risparmia nemmeno la nostra provincia sulla possibilità di privatizzare questo tipo di servizi, a Reggio si è scelta un’altra strada: di fondere due società pubbliche per renderle ancora più forti in un unico ente, che peraltro vede il 60% del proprio fatturato concentrato alla voce “costo del lavoro”».