Il Gazzettino, 1 giugno 2019

LA SENTENZA BELLUNO «Non furono maltrattamenti». Lo afferma la Corte di Appello nel caso della maestra della scuola dell’infanzia Cairoli del centro, che ieri ha avuto uno sostanzioso sconto di pena in Appello. M.F.L., 44enne originaria di Cosenza, che abita nel Feltrino, aveva preso un anno e 4 mesi in primo grado per maltrattamenti ad alcuni suoi piccoli alunni. La sentenza del Tribunale di Belluno era stata pronunciata il 12 luglio 2018. Ieri a Venezia, in secondo grado, la pena è scesa a 4 mesi con la condizionale, visto che il reato ravvisato dai giudici non è stato quello di maltrattamenti, ma di abuso di mezzi di correzione o disciplina. Confermato invece il risarcimento ai genitori di due piccoli, costituiti parte civile: danni per 8mila euro.La vicenda contestata risale al periodo da settembre 2015 a gennaio 2016, avvenuta in una classe della Cairoli di Belluno. Secondo le accuse l’insegnante avrebbe usato un particolare metodo: ceffoni, strattonamenti, tirate di capelli, urla e sgridate a voce alta ai piccoli. E ancora: un alunno preso per le orecchie e sollevato da terra e una bimba afferrata per le codine. Episodi che vennero a galla quando a novembre 2015 uno dei bambini raccontò: «La maestra mi ha fatto male, mi ha dato un pugno». O ancora: «La maestra F. fa paura ai bambini». Ieri la sentenza che la riabilita, come affermato dai suoi difensori, avvocati Monica Barzon e Mauro Gasperin, all’uscita dalla Corte di Appello di Venezia. «Questa sentenza riabilita l’insegnante – hanno commentato – sia dal punto di vista umano che professionale. La Corte ha escluso che ci sia stata qualsiasi condotta maltrattante nei confronti dei bambini, ma tutt’al più l’adozione di un metodo didattico forse troppo severo nei confronti di alcuni bimbi che erano risultati particolarmente vivaci, in una classe difficile da gestire. È stata esclusa che ci sia stata una volontà di porre in essere condotte umilianti e mortificanti». I legali avevano chiesto l’assoluzione per la loro assistita, ma fin dal primo grado avevano insistito anche per la derubricazione del reato. La procura generale ieri invece aveva chiesto la conferma della condanna per maltrattamenti. «Abbiamo sempre ritenuto che il comportamento maestra non avesse mai trasmodato i limiti. La sentenza della Corte dice che se anche in taluni casi c’è stato un eccessivo rigore da parte di questa maestra è stato fatto nell’ambito della volontà di impartire degli insegnamenti, non certo nell’ambito di imporre regime umiliante nei confronti dei bimbi», concludono i difensori.