Giornale di Vicenza 3 gennaio

«Nessuna operazione di annessione, prevaricazione. Niente Anschluss. Non c’è un’Ulss principale e una subordinata. Ci sono due aziende che dovranno lavorare in collegamento». Nella prima conferenza stampa vicentina dell’era-Pavesi (tenutasi, come da ordine di scuderia dato dal governatore Zaia al momento degli incarichi, in contemporanea con gli incontri indetti da tutti i neomanager nelle rispettive sedi) non poteva non rimbalzare la questione della gestione di due aziende di dimensione e caratura diversa, e il timore che la seconda – commissariata – possa essere considerata figlia di un dio minore. Il dg sgombra, però, subito il terreno: «Intanto non si elimina nulla. Non si pone una discussione del genere. Lo scorso anno la Regione ha approvato le schede ospedaliere per cui l’offerta sanitaria resta quella che c’è. Non si aggiunge e non si toglie nulla. Noi dovremo solo omogeneizzare. Dovremo solo continuare a curare e guarire i veneti, cercare di allungare la loro vita media, qualificare i percorsi diagnostici e terapeutici. Il compito che dovrò portare avanti è di carattere organizzativo e amministrativo in un percorso da affiancare a quello politico dell’unificazione che non mi compete. Non ci saranno né tagli né revisioni. Non è questo lo spirito».Giovanni Pavesi, il dg voluto da Zaia («speculazioni di altra natura – tiene a dire con schiettezza – non esistono»), felice di iniziare il suo viaggio nella sanità pubblica berica in una giornata di neve e pioggia («lo prendo come auspicio»), parla di un accorpamento che non snaturerà le identità delle due Ulss di Vicenza e dell’Ovest Vicentino, e cita, simbolicamente, il futuro, nuovo polo di Montecchio («il progetto più grosso di questi anni») ma anche l’ospedale di Noventa («lo conosco indirettamente perché è dirimpettaio di Monselice, è stato la mia croce e delizia, la gente dell’Ulss 17 era sempre indecisa se fare la visita o l’esame al Milani»).Sulle nomine dei sei direttori di vertice – a Vicenza e Arzignano – è perentorio: «Le farò prestissimo. Non c’è molto tempo. Perché la terna di Vicenza andrà avanti tre anni, ma quella di Arzignano solo uno. Avrete i nomi forse la prossima settimana, al massimo entro gennaio. Dovranno essere terne di peso, avere assieme a me un rapporto molto stretto con la Regione e con il dg Mantoan. La logica sarà quella della squadra».L’unificazione in questo momento è, però, solo un punto di partenza, una parola. Il processo pratico si preannuncia non facile, e il dg avrà la missione improba di dividersi. Come governerà un’azienda così estesa che, fra l’altro, dovrà inglobare un’Ulss “a banana” già di per sé complicata geograficamente come la 5?: «È la preoccupazione più grande. Per stile personale privilegio il contatto diretto. La mediazione non mi piace. Ma pensare di andare ogni giorno da Vicenza a Noventa o ad Arzignano, a Valdagno e Lonigo sarebbe impossibile. Passerei il tempo viaggiando. Conto molto sulle direzioni strategiche. Dovranno esser direzioni mobili. Farò affidamento sui sindaci. Andrò da loro. Mi farò spiegare le proprie esigenze».